CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!

mercoledì 3 dicembre 2014

Verso un'assemblea sul futuro dell'insegnamento. Per chi studiamo?Per cosa studiamo?

Questa mattina, come studenti e studentesse dell'area umanistica, siamo stati dai direttori dei dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e Filologia, Letteratura e Linguistica per fare in modo che anche i docenti, i direttori e successivamente anche i vertici dell'Università si esprimano e prendano posizione rispetto alle riforme della Buona Scuola e dei suoi rapporti con la legge delega sul lavoro (Jobs Act). I professori Polsi e Tulli, partendo dalla situazione già disastrosa in cui versano i nostri dipartimenti, si sono detti disponibili al dibattito, accettando di portare ai consigli di gennaio un punto in cui discutere le conseguenze dell'istituzione delle cosiddette Magistrali Abilitanti previste dalle linee guida della riforma Giannini-Renzi. In particolar modo, il Direttore Tulli ha avanzato la proposta di costruire per la seconda metà di gennaio un'assemblea congiunta docenti-studenti in cui discutere la questione ed elaborare un documento di contrarietà a un piano di dismissione dell'impianto disciplinare dell'insegnamento umanistico, la sua riduzione a una formazione professionalizzante peraltro gravemente compromessa da una riduzione dell'accesso alle cattedre. È questo, riteniamo, un primo importante passaggio di partecipazione e confronto per elaborare una presa di posizione pubblica da portare ai vertici dell'Ateneo pisano.

sabato 29 novembre 2014

Buona scuola e Job Act. Per chi studiamo, per cosa studiamo?

In queste giornate si sta approvando alla camera il Job Act, ultima ridefinizione della politica economica italiana e base d'appoggio per la definitiva e totale precarizzazione del mondo del lavoro, sopratutto di quello giovanile. È di oggi la notizia dell'ennesimo aumento della disoccupazione, alla faccia dell'ottimismo di analisti e renziani.

Sempre tra i palazzi romani si stanno preparando i decreti attuativi della Buona Scuola che vedranno la luce a gennaio, premesse necessarie delle riforme del Job Act, si propongono di precarizzare e valorizzare nel miglior modo possibile anche il mondo della formazione.

giovedì 6 novembre 2014

Il tempo della politica lavora contro gli studenti



Ieri ennesima puntata dell'infinita telenovela su Fossabanda. La Conferenza Università e Territorio si è un'altra volta riunita per decidere di rinviare la decisione sull'acquisizione dell'albergo di Santa Croce in Fossabanda da parte del DSU come residenza studentesca. Esattamente come la precedente CUT rinviò al 14 ottobre la medesima decisione, senza poi dare risposte, ed esattamente come giunte fantasma e consigli comunali si sono ben guardate dal prendere una posizione ufficiale sulla vicenda annunciando, però l'interesse e le offerte di soggetti privati per l'acquisizione della struttura.

Su questa storia di parole da marinai e false promesse vogliamo formulare una riflessione in merito a due aspetti:
1) la natura di una trattativa condotta solo su un piano istituzionale
2) la considerazione dei reali rapporti di forza che determinano i reali interessi dei soggetti coinvolti nella trattativa e il loro peso.

  1. Fossabanda, le CUT e le trattative... ma quali aspettative?
La partita sull'albergo di Santa Croce in Fossabanda e la sua rivendicazione da parte dei movimenti studenteschi durante l'anno scorso tra assemblee d'ateneo e occupazioni, riguarda, più in generale una partita sull'appropriazione delle risorse pubbliche: redistribuirle verso il basso, per soddisfare bisogni complessi e urgenti della popolazione studentesca, quali l'abitare e il mantenimento di condizioni di vita dignitose e libere dal ricatto dell'affitto e del lavoro intermittente e sottopagato, oppure valorizzarle verso l'altro, nel mercato immobiliare o a vantaggio di soggetti investitori privati.

mercoledì 22 ottobre 2014

Consani continua a fare il "furbetto": siamo senza casa e vogliamo le risorse per studiare!

Ecco perché abbiamo occupato Le Benedettine

Dopo l'occupazione di lunedì da parte degli studenti del Residence Le Benedettine anche il Presidente pro tempore del DSU Simone Consani accusa la pressione, scaldandosi fuori misura pur di correre in soccorso dei suoi sodali insediati tra Palazzo Gambacorti e Palazzo a la Giornata. La difesa delle politiche abitative istituzionali rivolte agli studenti sembra palesemente debole e inadeguata. L'occupazione ha fatto emergere un bisogno sociale la cui domanda è ignorata e disattesa dai soggetti pubblici i quali invece dimostrano di operare in una direzione contraria alla soddisfazione di questi bisogni: diritto alla casa, accessibilità agli studi, qualità dignitosa della vita.
Solo con la buona amministrazione delle risorse del DSU sarà infatti possibile continuare a garantire i servizi per gli studenti borsisti e la generalità degli studenti” afferma Simone Consani. Noi, che siamo quelli aspettano la casa da un anno e mezzo, che siamo quelli che non possono pagarsi un affitto in città se non a prezzo di gravare sulle spalle della famiglia o di sacrificare lo studio al lavoro, quelli ai quali il fitto casa non basta, non crediamo a questa favola del Presidente Consani.

lunedì 20 ottobre 2014

14 ore di occupazione alle Benedettine

Dalle 6 di mattina alle 8 di sera da dentro le mura dell'ex convento sul Lungarno Sonnino abbiamo affermato una cosa chiara: parte del patrimonio pubblico dell'ateneo dev'essere destinato alle migliaia di studenti in difficoltà abitativa. La vicenda del Residence delle Benedettine è uno schiaffo in faccia ai giovani studenti e studentesse sotto ricatto in città, costretti a scegliere tra affitti da capogiro, mille lavoretti e il rischio di doversene tornare a casa. L'Ateneo ha scelto di continuare a ignorare l'insofferenza che cresce dal basso e che non riceve alcuna risposta dal diritto allo studio, rivolgendo le proprie attenzioni e investimenti solo ai “ricchi”, agli elementi valorizzanti l'immagine dell'ateneo: visiting professors, cooperanti etc. Per fare questo UniPi finanzia i grossi immobiliaristi come Madonna, dal quale ha acquisito lo stabile, e affida le strutture a cooperative che, vincendo gli appalti al massimo ribasso, ammortano i costi di gestione trasformando in un albergo per studenti costosissimo una foresteria in tutto e per tutto attrezzata per essere adibita a residenza studentesca.

Nel frattempo l'emergenza abitativa cresce. All'uscita della seconda graduatoria del DSU gli esclusi dal beneficio del posto alloggio saranno ben più dei 1500 dell'anno passato. UniPi però continua a trincerarsi dietro la foglia di fico dei fini istituzionali scaricando le responsabilità della gestione del problema sul DSU e rifacendosi la faccia con la promozione di tavoli di confronto tra enti. L'occupazione di oggi ha però portato il problema in casa dell'ateneo che ha dovuto confrontarsi, scomodando prorettori e direttore generale, con un'amara realtà: chi non può più aspettare le promesse della Conferenza Università Territorio e pretende di rientrare tra le voci di bilancio di chi disegna oggi un'università costruita contro di noi. Noi che non possiamo permetterci l'alta formazione ma la vogliamo, noi che non possiamo studiare e lavorare eppure lavoriamo più che studiare, noi che non abbiamo una casa e ne abbiamo diritto.

martedì 14 ottobre 2014

Apriamo i cancelli di Santa Croce in Fossabanda


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Stamattina dopo un'ora di presidio davanti a fossabanda il Comune decide di integrare l'ordine del giorno della giunta di oggi. Alle tre saremo in presidio davanti al comune. Mettiamoli alle strette. Non avete più scuse, fossabanda agli studenti verso il 16ottobre.

Stamattina ci sarebbe dovuta essere l'ennesima CUT per indicare il risultato della trattativa sull'ex convento di Santa Croce in Fossabanda. Il Comune di Pisa, come prevedibile e già dimostrato varie volte, non ha nessun interesse a cedere la struttura a prezzo concordato al DSU. Le rappresentanze studentesche hanno più volte cercato di impostare un discorso con le istituzioni competenti, sperando in questo modo di strappare un accordo. Questa strada si è dimostrata fallimentare. Le mobilitazioni hanno riaperto l'ex convento e solo con le mobilitazioni si riuscirà a farlo assegnare agli studenti in emergenza abitativa, da ora in avanti questo, e tutti gli stabili pubblici vuoti, saranno oggetto della riappropriazione dei bisogni negati agli studenti in emergenza abitativa.

mercoledì 1 ottobre 2014

Il buco di bilancio del DSU non lo paghiamo noi!

L'Azienda Regionale per il Diritto allo Studio ha accumulato un buco di bilancio 481 mila euro. Dal 2012 la tassa regionale per il diritto allo studio è stata aumentata da 98 a 140 euro sulla base di una normativa nazionale. Ciò che è accaduto in Toscana è che il maggior gettito fiscale era servito per compensare il definanziamento ministeriale, mantenendo ancora un livello minimo di erogazione dei servizi. Quest'anno la Regione non ha assicurato la redistribuzione di questo gettito lasciando scoperte le voci in bilancio da questo garantite. Mancano per l'appunto 481mila euro.


Corso renziano

La giunta Rossi in febbraio, per tenersi in piedi, ha dovuto pagare dazio alla scalata di Renzi a Montecitorio con un rimpasto. L'assessorato all'Università e Istruzione di Stella Targetti è saltato lasciando il posto a Emmanuele Bobbio. Non sorprende che un ricercatore del centro studi di Bankitalia e uomo del Sant'Anna come Bobbio voglia far cassa a spese nostre. Obbiettivo: drenare ricchezza dal basso tramite la fiscalità, il taglio dei servizi e la svendita del patrimonio pubblico.


giovedì 4 settembre 2014

Ennesima CUT? Non c'è più tempo per aspettare, serve organizzarsi


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Sulle trattative tra soggetti istituzionali e l'impellenza di lottare


Oggi si è tenuta una nuova Conferenza Università e Territorio, ennesimo appuntamento istituzionale di confronto tra Università, DSU e Comune di Pisa. Nessun tipo di percorso pubblico ha accompagnato la convocazione di questo incontro. A ottobre dell'anno scorso, quando la CUT si riunì per l'ultima volta, rispetto alla gravissima emergenza abitativa studentesca non seguirono altro che vaghe dichiarazioni d'intenti, ma nessun impegno concreto. Si confermò in quello spazio la non volontà dei soggetti istituzionali di approntare soluzioni concrete al problema laddove non costretti da spinte dal basso.

Sono stati infatti i movimenti nell'ultimo anno con assemblee studentesche e occupazioni a segnalare le principali contraddizioni a monte dell'emergenza abitativa studentesca. La sistematica politica di svendita del patrimonio pubblico cittadino e il carattere degli investimenti pubblici contrastano l'espressione e il soddisfacimento bisogni sociali di una fetta sempre più ampia di popolazione giovanile studentesca presa nella morsa della crisi, esclusa dalle tutele di un welfare insufficiente e strangolata dal mercato degli affitti.

sabato 23 agosto 2014

Unipi in liquidazione totale. E poi spunta la foresteria per soli professori...


Un articolo a quattro colonne sul Tirreno di ieri traccia un bilancio in itinere del mandato Augello alla guida dell'ateneo pisano: mettere in vendita il patrimonio pubblico di UniPi per salvare la baracca. Sì, perché la stretta finanziaria post riforma ha obbligato le politiche degli atenei orientarsi nel verso di una ragioneria che abbia come priorità il galleggiamento di una macchina che necessita di risorse finanziarie per funzionare. Ma questo è il già noto e se lo considerassimo come una condizione oggettiva parleremmo delle “ragionevoli soluzioni” della governance d'ateneo come quella, appunto, di vendere per sopravvivere o per recuperare risorse da reinvestire. Il punto è però che questa non è una condizione oggettiva ma determinata da interessi diversi e in conflitto tra loro. Presentarla così significa mascherare lo scontro in atto a tutto vantaggio di una semplificazione che vorrebbe riconciliarci con chi ci priva di possibilità e risorse che ci permettano di vivere quest'università per i nostri fini.

mercoledì 13 agosto 2014

La solidarietà attorno a Spot rilancia la lotta


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Sono passati pochi giorni dallo sgombero di Spot, ma ancora è tanta la rabbia per il gesto vile della polizia che in pieno agosto si è presentata in via della Faggiola per cacciare di casa diversi studenti, con la complicità dell'assenza di parecchi di loro. La mancanza di politica da parte dell'Ateneo, responsabile dello sgombero, conferma la fragilità di questa governance, costretta a radicalizzare una distanza con il corpo studentesco per la propria incapacità di fornire risposte adeguate ai nostri bisogni sociali. Questo non ci spaventa. Anzi, i tanti messaggi di solidarietà pervenutici in questi giorni nelle più svariate forme ci fanno riconoscere nella comune condizione delle migliaia di giovani che attraversano le università oggi, impegnati a sperimentare una pratica rinnovata del conflitto sociale per affermare diritti e aspirazioni collettive. questa la posta in gioco per noi: generalizzare l'alternativa unica di vita che prende forma nella lotta. In questo risiede la concretezza di un'esperienza capace di durare un anno e mezzo curandosi di non lasciar appassire nell'inascoltata testimonianza la nostra rabbia, ma anzi organizzandola in una pratica di riappropriazione con al centro figure e bisogni reali, impazienti, ora, di rilanciare i propri progetti in un autunno di mobilitazione.

Dei tanti messaggi di solidarietà ricevuti ci piace riportarne alcuni qui di seguito dandoci con questi appuntamento nelle lotte.


venerdì 8 agosto 2014

Unipi sgombera studentato occupato autogestito Spot

Alle 7.30 di questa mattina due camionette di polizia e diverse volanti della digos si sono presentate al numero di via della Faggiola 2 per eseguire l'ordinanza di sequestro di Palazzo Feroci, uno stabile dell'Università di Pisa da anni tenuto vuoto e da un anno e mezzo occupato per dare casa a decine di studenti in lotta contro il caro affitti in città. Esattamente come per il Lucernario della Sapienza, lo sgombero dello studentato Spot, fortemente voluto dal Rettore Augello, arriva vigliaccamente in pieno agosto, in una città deserta e svuotata dei suoi ventimila studenti fuori sede. Spot ha rappresentato un'alternativa concreta di lotta all'emergenza abitativa davanti alla passiva complicità delle istituzioni con lo stato di cose presenti. Troppi stabili pubblici che potrebbero sanare l'emorragia di studenti costretti ad abbandonare la città per l'insostenibilità degli affitti vengono lasciati vuoti o messi in vendita. Spot ha costruito su una domanda sociale una pratica concreta di riappropriazione della ricchezza collettiva e per questo la sua esperienza non si fermerà con lo sgombero di quest'oggi. Già nella conferenza stampa di questa mattina, tenutasi davanti al Rettorato, gli studenti occupanti hanno rilanciato una campagna per settembre che, lottando contro un continuo impoverimento che ci viene fatto unilateralmente subire, mira a organizzare quanti hanno bisogno di una casa per poter continuare a studiare.

mercoledì 23 luglio 2014

Contro l'emergenza abitativa studentesca interrotto il cda dell'università

Questa mattina un gruppo di studenti sono intervenuti al cda d'Ateneo per discutere del ruolo e delle responsabilità dell'Università sull'emergenza abitativa studentesca. Ieri è stato presentato a Firenze il III rapporto sulla condizione abitativa in Toscana, alla presenza della vice-presidente della Giunta regionale Stefania Saccardi. Il focus sulla città di Pisa ha confermato quello che da più di un anno gli studenti denunciano. Ci sono 3.020 studenti con un reddito famigliare inferiore ai 19 mila euro che hanno diritto a un posto alloggio per poter continuare gli studi. Il Diritto allo Studio a Pisa però ha messo a disposizione solo 1523 posti letto nell'anno accademico 2013-14, escludendo dal beneficio pertanto quasi la metà degli aventi diritto. In tutta la città sono oltre 20 mila gli studenti fuori sede che necessitano di una casa, ostaggi di un mercato degli affitti dove i prezzi variano dai 250-350 euro al mese per una singola e oscilla fra i 180 e i 250 euro per una doppia.

Davanti a una stato di oggettiva sofferenza che, con la compressione dei redditi vede accrescersi la platea degli idonei alla borsa di studio e al posto alloggio, osserviamo però come le politiche degli enti pubblici tutelino altri interessi. Fondi e risorse di tutti vengono distratti verso la speculazione immobiliare, negando soluzioni adeguate alle crescenti domande poste da nuovi e urgenti bisogni sociali. È questo il caso di Villa Madrè, via Da Buti, Paradisa e Santa Croce in Fossabanda.

martedì 8 luglio 2014

Il DSU strumentalizza l'emergenza alloggi: il caso di villa Madrè

Oggi si è tenuto il CdA del DSU a Firenze: è stato approvato il protocollo d'intesa con APES per destinare 16 unità del complesso di villa Madrè al diritto allo studio.
Villa Madrè si trova tra via delle Cascine e via Aurelia, è di proprietà della società Condotte spa. Questa struttura è stata presa in affitto da APES per conto del comune di Pisa.

La struttura, completata nel 2009, avrebbe dovuto ospitare un hotel a quattro stelle di 135 camere e due fabbricati a destinazione turistico-alberghiera di 28 unità. L'investimento è risultato essere fallimentare, la struttura non è mai stata innaugurata.
Da febbraio il Comune di Pisa ha reso pubblica la trattativa di un contratto d' affitto per offrire una soluzione alle famiglie in emergenza abitativa. La trattativa si è conclusa a maggio e da allora il Comune versa trentacinque mila euro a trimeste, tenendo la struttura sempre vuota.
L'edificio è oggi a disponibilità dell'Apes per le finalità dell'Agenzia casa ma il comune ha mostrato al DSU la disponibiltà di una collaborazione per tentare di risolvere l'emergenza abitativa studentesca.

mercoledì 2 luglio 2014

Report assemblea sul nuovo regolamento Residenze

Dal profilo Ardsu Pisa riportiamo questo report, redatto da alcuni studenti presenti all'assemblea tenutasi lunedì 30 giugno.

Ieri si è tenuta presso la residenza Fascetti un'assemblea di discussione sul nuovo regolamento delle residenze toscane. Oltre agli studenti di tutte le residenze pisane erano presenti anche la direttrice del servizio residenze Magda Beltrami e la coordinatrice delle residenze pisane Giulia Lacerra.

L'assemblea è stata preparata raccogliendo tra gli studenti alloggiati nelle residenze DSU oltre mille firme di contrarietà ai seguenti punti previsti nella bozza di regolamento scritta dal Consiglio di amministrazione senza raccogliere le indicazioni presentate in precedenza dai rappresentanti delle residenze:

1) I controlli periodici nelle stanze potranno essere effettuati senza alcun preavviso (Art. 22.5)
Vogliamo che i controlli prevedano un preavviso di minimo 7 giorni.
2) Sarà vietato poter ospitare in qualsiasi spazio della residenza per più di 4 ore (Art. 24.1)
Vogliamo l'abolizione dei limiti di tempo per l'ospitalità di visitatori esterni.
3) Durante i periodi di chiusura estiva gli studenti assegnatari di tutte le residenze saranno tenuti
a liberare le proprie camere da qualsiasi effetto personale (Art. 18.3)
4) L'accesso a tutte le aule studio e spazi comuni sarà limitato alle sole ore comprese tra le 9 e le
24 (Art. 23.9)
5) Sarà vietato l'utilizzo di piccoli elettrodomestici, quali asciugacapelli e forni elettrici (Art.
11.4)
6) Non è prevista gradualità alcuna nell'applicazione di sanzioni disciplinari, permettendo
misure quali l'immediata sospensione del posto alloggio per violazioni minori già al primo richiamo. (Art. 27.1)

Su ogni punto la dirigenza DSU ha provato una funambolica mediazione che, a seconda dei casi si presentava come una poco convinta difesa d'ufficio o come un palese tentativo di raggiro (non sappiamo come chiamare diversamente lo spacciare come concessione la permanenza nelle residenze fino al 31 luglio – come garantito da bando peraltro – per poi comunque non retrocedere sulla volontà di sgombrare tutte le residenze nel mese di agosto).

La discussione di ieri, che non è arrivata a un punto di svolta ma certo ha rafforzato la posizione di contrarietà degli studenti al nuovo regolamento, ha comunque ribadito un indirizzo preciso dell'azienda: guadagnare sulle spalle degli studenti. Ne sono esempio le sanzioni pecuniarie (la fonte d'ispirazione per l'azienda è stato il contratto collettivo dei lavoratori), e, appunto, l'intenzione di svuotare le residenze dagli studenti e dai loro effetti personali per affittarle nel mese di agosto per fronteggiare la mancanza di finanziamenti.

La dirigenza “spiritualmente” è attenta ai bisogni e alla qualità della vita degli studenti, impostando i suoi regolamenti su un tanto declamato “principio di uguaglianza”. La realtà che viviamo noi studenti borsisti è tutto l'opposto: disciplinamento crescente, ulteriore compressione degli spazi di socialità (che anche ora non abbondano), aumento dei disagi e dei costi a carico dei borsisti.

L'assemblea si è conclusa strappando l'impegno da parte dei dirigenti a portare in commissione residenze la posizione degli studenti e le firme raccolte nelle residenze. Inoltre è stata garantita dall'assemblea una presenza studentesca quando il nuovo regolamento verrà portato in CdA a Firenze a fine Luglio. Una cosa è certa: se il DSU non tornerà indietro su questo regolamento si estenderà la protesta nelle residenze.

giovedì 26 giugno 2014

L'autoriduzione per ricontrattare i 165 euro di affitto in casa dello studente

Stamattina un gruppo di studenti borsisti che partecipano all'autoriduzione hanno consegnato alla dirigente del servizio residenze del DSU, Magda Beltrami, il seguente comunicato.
Questi studenti, a partire dalla pratica dell' autoriduzione, pongono il problema dell'aumeto dei costi della vita studentesca, sopratutto laddove, in un ottica di "razionalizzazione", il pubblico scarica i costi dei servizi sugli utenti.


Negli ultimi anni il DSU ha aumentato progressivamente il canone mensile d'alloggio in casa dello studente. Oggi, chi si trova in casa della studente come vincitore di borsa semestrale, al secondo semestre del quarto anno per la triennale e del terzo anno per la magistrale, deve pagare 165 euro al mese per poter restare nella propria stanza. Solo negli ultimi quattro anni l'aumento è stato vertiginoso: si è passati dai 128 euro previsti dal bando 2010/11, poi ai 155 euro del 2011/2012 fino ad arrivare ai 165 attuali. In quattro anni, sulle 6 mensilità previste dalla borsa semestrale, il DSU ha richiesto 222 euro in più a ogni vincitore di borsa semestrale. Sono cifre non di poco conto, soprattutto se richieste a giovani studenti e studentesse “privi di mezzi”, fino a poco tempo detentori di una borsa di studio che, sebbene sgravi dal peso dell'affitto, già di per sé resta comunque insufficiente e costringe a ricercare fonti supplementari di reddito che tolgono tempo allo studio allungando le carriere universitarie.

venerdì 30 maggio 2014

#iorestofinoal31: come sappiamo vincere!

Ieri si è tenuta al campus I Praticelli un'assemblea tra gli alloggiati nella struttura e i dirigenti del DSU.
La discussione è stata incentrata soprattutto sui disagi dati dalla decisione del diritto allo studio di far lasciare la stanza aglistudenti il 24 luglio, anziché il 31, come il bando stabilisce. Questo per far spazio al progetto TUO, che permette agli studenti delle scuole superiori di vivere una settimana da “universitari”, alloggiando e mangiando nelle case dello studente e seguendo lezioni di orientamento.

Erano presenti alla discussione il direttore Vicini, la responsabile alle residenza Beltrami e la responsabile delle residenze pisane Lacerra. Il dibattito è stato molto acceso, non ci siamo fatti abbindolare dalle solite retoriche della governance toscana: dobbiamo collaborare, i nostri interessi sono gli stessi e altre pietose retoriche...
Come assemblea di studenti abbiamo subito mostrato insofferenza verso l'ennesimo abuso del DSU. In questo campus gli studenti dei blocchi giallo e verde ogni anno devono sgomberare le proprie stanze nel mese di agosto, per far spazio ai fruitori della foresteria. I proventi, dice il Vicini, vengono investiti nelle residenze, ma nella realtà queste letteralmente “cadono a pezzi”.

mercoledì 28 maggio 2014

Taksim resiste! Gli studenti resistono!

Stamattina, dalle 6,30 le forze dell'ordine tentano di sgomberare lo studentato occupato Taksim, che da ottobre, ospita decine di studenti esclusi dal diritto allo studio e che non possono permettersi un affitto in città. A Bologna, come in tantissime altre città in tutta Italia, gli studenti hanno deciso di lottare per riappropriarsi dei propri diritti, dalla mensa alla casa.
Come studenti e studentesse senza reddito e precari portiamo avanti una lotta per garantirci, in modo autonomo e conflittuale, una casa, una mensa, un diritto allo studio non più garantito.

L'attacco di questa mattina ha visto una resistenza organizzata e forte, che per ore ha impedito l'accesso alle forze dell'ordine nella struttura, anche grazie ad un folto presidio di solidarietà.
Queste operazioni si inquadrano perfettamente nelle politiche del PD renziano: impoverimento sociale crescente e attacco ai movimenti dal basso per l'abitare. Queste intimidazioni non ci fermeranno e non ci faranno arretrare, se ci sgomberate ci ritroverete nelle piazze, studenti e studentesse in lotta per il diritto all'abitare.

domenica 25 maggio 2014

Perché resteremo fino al 31 luglio

Negli ultimi giorni il DSU sta cercando di portare avanti l'ennesima imposizione nei confronti degli studenti borsisti. Il fatto che venga data priorità ad un progetto regionale (TUO) piuttosto che ai diritti degli studenti è solo l'esplicazione dei veri interessi del diritto allo studio il quale fin da principio si accollò il Project Financing di Praticelli per tutelare ben altri interessi. La rottura di questo piano di imposizioni sempre crescente, dal dover lasciare l'alloggio a Natale, al doverlo lasciare anticipatamente per i comodi del DSU, a dover pagare l'affitto di 165€ per rimane nell'alloggio, sarà possibile ricomponendo tutte queste resistenze in una dimensione complessiva e collettiva.
A riguardo riportiamo questa lettera aperta che sintetizza le ragioni di una opposizione collettiva alle politiche del DSU, insieme e oltre la specificità dei residenti al Campus.




Lettera aperta di studenti borsisti ed ex borsisti

Siamo studenti e studentesse UNIPI, borsisti ed ex borsisti del DSU. Alcuni di noi sono alloggiati a Praticelli o lo sono stati. Scriviamo questa lettera dopo aver saputo cosa sta succedendo a Praticelli. Come ogni anno alcuni studenti - per loro disgrazia - devono impacchettare tutta la loro roba e lasciare la stanza vuota per il mese di agosto al fine di lasciare libere le loro stanze per i progetti di orientamento che il DSU licenzia ogni anno. Sino a quest'anno tutto ciò capitava solo agli alloggiati nel blocco verde e giallo. Il DSU ha ora deciso che saranno tutti gli studenti a dover lasciare l'alloggio, e non più entro il 31 luglio, ma entro il 24 luglio, per far spazio agli studenti delle scuole superiori aderenti al progetto TUO.

venerdì 16 maggio 2014

Per un no intransigente al lavoro gratuito

Che fine ha fatto l'accordo sulla tutela volontaria dei beni culturali?
Sono quasi tre mesi che è stato firmato in Prefettura uno scellerato accordo sullo sfruttamento del lavoro volontario – non pagato – nella tutela dei Beni Culturali e Artistici della città di Pisa, colpendo un settore che, in un paese come l'Italia, dovrebbe essere tra le priorità in termini di valorizzazione, tutela e formazione di professionalità. Già da tempo la formazione nel settore è stata ridotta ad una farsa: corsi generalisti a causa degli accorpamenti e nozionismi da eruditi d'altri tempi. Adesso il lavoro stesso viene ridotto a passatempo per chi può permetterselo.

Giustamente vi è stato un moto d'indignazione trasversale per il contenuto (sfruttamento, dequalificazione, umiliazione professionale), la forma (illegale) e il modo (pressioni sui firmatari e procedure inconsuete, finanche nella scelta del luogo: la Prefettura). Una vertenza - apparentemente di competenza delle associazioni di categoria – si presta a essere grimaldello sociale utile a scoperchiare il vaso di Pandora dell'incompatibilità davanti a precarietà e lavoro gratuito.

Si parla infatti non solo di un accordo, ma soprattutto di un sistema fatto di precarietà, sfruttamento, reddito intermittente o non-reddito, incuria dei beni comuni. Un sistema che si è insinuato viscidamente nel senso comune – tramite la grande menzogna «Non ci sono soldi» - per poi “istituzionalizzarsi” violentemente a colpi di decreto con il pretesto dell'emergenza (emergenza ormai permanente e dunque di necessità non reale).

martedì 13 maggio 2014

Quel #9D che vi ha fatto paura: Tommaso libero liberi tutti!

Questa mattina ci siamo svegliati con la notizia dell'ennesima operazione portata a termine dalla zelante procura torinese. In relazione ai fatti del movimento 9 dicembre – i cosiddetti “forconi”-, quattro persone sono state arrestate e ad altre due è stato notificato l'obbligo di firma, nel complesso di un'indagine che coinvolge altre 22 persone.

La portata di quest'iniziativa della Procura segnala fin da subito come in quelle giornate di dicembre una piazza imprevedibile, espressione di una prima incompatibilità larga e di massa ai governi dell'austerità, sia stata capace di far traballare le certezze di questure e di chi, governando, si sente al sicuro e inviolabile nei propri palazzi.

Si tratta di una reazione scomposta da parte di una classe di governo costretta a ricorrere a un abuso della magistratura per colmare una propria incapacità di leggere, comprendere e prevedere i fenomeni di insofferenza sociale che sempre più attraversano il paese trasversalmente. Infatti, in quei giorni abbiamo incontrato nelle strade una composizione variegata, difficilmente rappresentabile, unita però dal rigetto radicale delle politiche di questi ultimi anni. A poco serve allora il solito tritacarne mediatico che vorrebbe etichettare i protagonisti di quelle giornate come ultras, antagonisti o forconi. La verità è che si tratta oggi di intere fette sociali che vengono escluse dal discorso politico, criminalizzate e marginalizzate nel mentre che combattono quotidianamente contro un futuro sempre più incerto e precario.

Tommaso, studente universitario, ha incontrato quella piazza riconoscendosi nella comune condizione di quella parte di paese non garantita. Le ha dato voce sui social network, aiutando così molti a capire contro le mistificazioni dei media mainstream. Quelle giornate erano anche le sue, così come nostre e di tutti coloro che quotidianamente si mettono in gioco nell'opporsi ai modelli di sacrifici e povertà imposti.

Infatti insieme a lui, in quella piazza, erano in moltissimi. I numeri e la potenza di quelle giornate promettono di tornare e non saranno degli arresti a impedirlo. La loro capacità di aprire spazi di protagonismo per chi se li vede chiusi giorno dopo giorno, la capacità di mettere in difficoltà apparati di controllo e polizia, bloccheranno ancora le strade per rendere visibile un rifiuto che ci lega alla maggioranza del paese e che investe chi è responsabile della nostra condizione.
La consapevolezza di questa nostra forza ci rende vicini a Tommaso e a quanti sono stati colpiti dalle misure cautelari.

Ci vediamo l'11 luglio a Torino

Tommaso libero, tutti liberi!


Collettivo Universitario Autonomo - Pisa

giovedì 8 maggio 2014

Autoriduciamo l'affitto alla casa dello studente

Per chi perde la borsa di studio e si trova alloggiato presso le residenze del DSU è permesso restare in casa dello studente corrispondendo all'azienda la somma 165 euro il 10 di ogni mese. Il periodo di permanenza in affitto nelle case dello studente è limitato: dal 16 aprile al 15 ottobre.
La quota d'affitto richiesta dal DSU è fortemente rincarata negli ultimi anni e decisamente questa spesa non è sostenibile per studenti fino al 15 aprile riconosciuti dallo stesso DSU come privi di risorse materiali per sostenere gli studi.

Per questo da oggi lanciamo una campagna di autoriduzione dell'affitto alla casa dello studente. Da un giorno all'altro, per ragioni largamente addebitabili alle disfunzioni del nostro ateneo e per la mancanza di una copertura adeguata dei servizi monetari del DSU che spesso ci costringe – sebbene borsisti – a cercare fonti di reddito supplementari, ci ritroviamo senza borsa di studio, catapultati nel mercato degli affitti ma con un percorso di studi che intendiamo portare a termine.

Per resistere e opporci all'ennesimo tentativo di espulsione dall'università che ci si para davanti, almeno fino al 15 ottobre, ci ridurremo il 10 di ogni mese la somma dell'affitto che dovremmo corrispondere al DSU, portandola al 20% della quota richiesta. Il DSU non può comportarsi come un affitta camere qualsiasi; pagheremo solo una somma sufficiente a coprire i costi delle utenze.

lunedì 28 aprile 2014

Fossabanda: la giusta direzione è la lotta!


Il 16 aprile il Cda del DSU ha espresso formalmente interesse per l'immobile di Santa Croce in Fossabanda, di proprietà del Comune di Pisa.
Questo grazie alle numerose mobilitazioni studentesche, e non, che da quest'autunno si fanno sentire in città. Si sono susseguite numerose occupazioni di immobili lasciati al degrado e alla speculazione: dalla casa dello studente di via Da Buti, all' ex albergo di Santa Croce in Fossabanda, sino a quella del' ex convento delle Benedettine.
Tutti questi stabili sarebbero una risposta all'emergenza abitativa studentesca presente in città, ma le istituzioni, dal DSU all'Università, non mostrano di voler dialogare con gli studenti... sino ad ora.
L'apertura di Fossabanda sarebbe certamente una vittoria, se non sarà concesso in affitto a prezzi di mercato. Non è una vittoria che ci può bastare: il DSU continua a costruire svendendo il proprio patrimonio immobiliare anziché ristrutturarlo; l' Università investe 9 milioni di euro per un albergo mai aperto e destinato ai visiting professor.

giovedì 10 aprile 2014

Assemblea d'Ateneo: le risorse ci sono! Occupato il residence Le Benedettine

Stamattina si è svolta al polo Carmignani l' assemblea d'Ateneo. Lo stesso giorno in cui sono stati inaugurati dall'Università, con grande sfarzo, gli Open Day della ricerca, gli studenti hanno chiarito che i temi d'interesse sono altri: il diritto allo studio, la didattica dequalificata e il mercato del lavoro precarizzato.
Sul versante del diritto allo studio è stata ribadita la drammatica assenza di posti alloggio per gli studenti beneficiari. I posti certo non mancano, ma la collaborazione tra le diverse istituzioni cittadine – Comune, Università, Diritto allo studio – non è indirizzata al soddisfare i bisogni degli studenti. Per questo motivo è stato lanciato un ultimatum sull'apertura delle residenze di via Da Buti, Santa Croce in Fossabanda e Paradisa.
Per quanto riguarda la didattica i fronti sono molteplici: dallo smantellamento delle lauree magistrali nel dipartimento di Filologia, agli sbarramenti per l'accesso alle lauree specialistiche di economia e medicina. Emblematico è il caso di beni culturali: un accordo inter-istituzionale si pronuncia sulla “tutela volontaria” per la cura dei beni artistici della città. Questo sempre più concretizza un futuro di lavoro precario e gratuito, sulla scia del Job Act e sul modello Expo 2015. In tutti questi processi di ristrutturazione all'interno dell'Università è evidente quale sia il ruolo svolto dai docenti e dai consigli di dipartimento, perciò gli studenti hanno preteso che entro una settimana il Rettore Augello, l'amministrazione centrale dell'università e la dirigenza dei dipartimenti si pronuncino su confronto pubblico e aperto con gli studenti.
Conclusasi l'assemblea gli studenti si sono diretti all'ex convento delle Benedettine e lo hanno occupato. Questo immobile è stato adibito a residenza per i visiting professor dall'Università, con un investimento di 9 milioni di euro, ma non è mai stato aperto. La richiesta è che venga dato agli studenti in emergenza abitativa.

L'assemblea ha rilanciato sulla data di mobilitazione contro le politiche di austerità di sabato 12 aprile a Lucca, dove si svolgerà il festival del volontariato, con la presenta di Renzi e a Roma per la manifestazione dei movimenti sociali contro austerity e precarietà.

mercoledì 9 aprile 2014

Perché Unipi è UniTruffa. Materiali per l'assemblea d'Ateneo del 10 aprile


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I rankings non bastano. La soddisfazione del Rettore Augello per il buon piazzamento dell'Università di Pisa nelle classifiche internazionali segnala come l'imperativo della competitività governi le politiche d'Ateneo. Eppure da questa competizione, e negli investimenti a suo servizio, non ci sembra, per parte nostra, come studenti e studentesse, di trarne alcun vantaggio. Anzi, dappertutto vediamo tagliarci corsi di laurea, appelli e ci viene negata sia la possibilità di avanzare nella formazione sia la possibilità di realizzare professionalmente le competenze acquisite. Fondamentalemente, nonostante la bella faccia, per noi quest'università comporta solo costi e nessuna garanzia... insomma tutta questa pubblicità è una truffa!

Non abbiamo intenzione di continuare a subire la svendita del nostro futuro vedendolo scivolare sempre più verso la normalità della precarietà come vorrebbe il Job Act di Renzi. Specie questa rapina organizzata ai nostri danni viene giustificata con la contingenza della crisi. Ma guarda caso, proprio in periodo di crisi, le risorse pubbliche, che pure ci sono e in abbondanza, vengono svendute e utilizzate per avvantaggiare investitori privati aumentando la forbice che separa strati sociali ricchi e possidenti da noi, che invece su questa università abbiamo scommesso per crescere, formarci o semplicemente avere una possibilità in futuro.

Così vediamo che le residenze restano chiuse e gli spazi da destinare a quella che, con affitti da rapina, è una vera e propria emergenza abitativa studentesca vengono tenuti vuoti. Il patrimonio pubblico diventa anzi sempre più oggetto del desiderio dei poteri forti cittadini. Le graduatorie non scorrono e di diritto allo studio proprio non si può parlare. Ci chiediamo su cosa lo basano il merito se non ci danno neanche la possibilità di studiare?

Quando abbiamo attaccato su questi temi abbiamo sollevato un importante dibattito pubblico, ad esempio sulla questione di Fossabanda o della casa dello studente di via da Buti che ancora è chiusa, nonostante le innumerevoli inaugurazioni. Quando, mentre tutte le porte di un possibile futuro che passasse per l'università ci venivano chiuse in faccia, abbiamo deciso di metterci assieme e di costruire le nostre soluzioni all'emergenza abitativa abbiamo trovato casa bloccando la svendita di immobili dell'università, nostri. Tutto questo va rafforzato. Ma non basta.

Vogliamo che l'Università prenda parola sulla guerra che ci ha dichiarato continuando a distruggere le nostre possibilità di realizzazione futura attraverso di essa e per le quali paghiamo e facciamo sacrifici. Vogliamo risolvere lo scandalo dell'emergenza abitativa, combattendo contro il caro-affitti e l'incapacità del DSU di assumersi responsabilità precise sullo stato delle residenze e sull'insufficienza delle sue graduatorie. Vogliamo costringerli a soddisfare le nostre esigenze ribaltando la logica dei sacrifici... che li facciano loro per noi! Costringiamoli a impegnarsi per i nostri bisogni!

Vogliamo proiettare questa nostre ambizioni ancora più in là, per contribuire a costruire un'opposizione sociale a chi orchestra nel nostro paese queste politiche di austerità. Per questo il 12 aprile saremo a Roma, alla manifestazione nazionale dei movimenti sociali contro l'austerità, per rassicurare Renzi che per decidere sulla nostra precarietà dovrà prima confrontarsi con noi, noi tanti, noi tutti, uniti.
Ribadiremo con forza lo stesso concetto anche il giorno dopo,
domenica 13 a Lucca, andando a contestarlo mentre celebra il volontariato, proprio quel modello di lavoro che pensa di aver già scelto per noi.

Organizziamoci!
Ci vediamo in assemblea d'Ateneo giovedì 10 alle 10 al Polo Carmignani!

lunedì 7 aprile 2014

#Renzistaisereno, noi non aspettiamo Godot, ci vediamo a Porta Pia!

Stamattina a Roma famiglie in emergenza abitativa, precari, migranti e studenti hanno dato vita a quattro nuove occupazioni nel quadro di un nuovo tzunami tour verso il 12 aprile.

Tra queste occupazioni,  quella dello studentato Godot in via Cesalpino da parte del progetto Degage  è una risposta forte all'emergenza abitativa studentesca pressante in tutte le città italiane.
L'immobile occupato in zona universitaria è di proprietà di una società privata, comprato e rivenduto più volte, poi sequestrato e attualmente in stato di abbandono da più di cinque anni.
In questo periodo di crisi, con la disoccupazione giovanile che arriva al 42,3%, l'università e il diritto allo studio continuano con le speculazioni chiudendo gli occhi di fronte ad un bisogno crescente di alloggi e reddito. Parlano di noi “giovani”, ma non per proporci delle soluzioni; per questo anche a Pisa, come in tantissime altre città italiane, abbiamo occupato, un anno fa, lo studentato Spot. Insieme a Degage e Godot ci opponiamo all'unica risposta che sanno darci: precarietà e sacrifici.

UNI-TRUFFA: SPARISCONO I CORSI E LE RESIDENZE RESTANO CHIUSE. ASSEMBLEA STUDENTESCA D'ATENEO IL 10 APRILE



I rankings non bastano. Sulla base delle classifiche internazionali Unipi viene spacciata come ottimo investimento in formazione; ma per chi vive le aule universitarie, le mense, le case dello studente la realtà è ben diversa.

  • Nei vari dipartimenti assistiamo alla totale dequalificazione della DIDATTICA e nelle ultime settimane in ogni dipartimento si procede a una impietosa riorganizzazione degli ordinamenti didattici post-riforma che porterà alla chiusura della maggior parte delle lauree magistrali (particolarmente calda la situazione nei dipartimenti di filologia, scienze politiche, economia e giurisprudenza). Quotidianamente abbiamo a che fare con corsi inadatti, aule strapiene, taglio degli appelli, corsi che tacciono.

  • Quest'anno è aumentato il numero degli idonei non beneficiari e per la prima volta ci saranno idonei non avranno l'alloggio entro l'anno. Sono 1500 i beneficiari che attendono la casa dello studente e sono costretti a prendere una stanza in affitto a 300€ al mese ricevendo un contributo affitto di circa 100€ mensili.

  • Il DSU e L'università non mostrano la volontà di APRIRE GLI IMMOBILI che potrebbero adibire ad alloggi studenteschi (via da Buti, Fossabanda, Paradisa). Tuttavia preferiscono svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Il mercato privato degli affitti se ne avvantaggia e l'emergenza abitativa studentesca cresce.

giovedì 3 aprile 2014

Futuri medici non si arrendono a un futuro sprecato


Di cosa ci parla la mobilitazione contro la riduzione delle specializzazioni

Alla vigilia delle immatricolazioni una delle facoltà più ambite è certamente quella di Medicina e Chirurgia, inizio di un percorso ampiamente pubblicizzato come sicuro ascensore sociale per chi è disposto a impegnarsi nella agguerrita competizione dei test di ingresso, in ritmi di studio e lavoro frenetici per periodi che facilmente vanno oltre i dieci anni, magari indebitandosi per pagare i costi sempre crescenti dello studio universitario (affitto, libri, trasporti etc.).
Tuttavia questo senso comune cade a pezzi di fronte alla realtà dei fatti: a causa della riduzione degli accessi alla specializzazione dei 10mila laureati annui meno della metà potranno accedere alle scuole di specializzazione e quindi ambire a lavorare nel SSN in un ospedale o come medico di medicina generale. Per tutti gli altri la prospettiva è quella di rimanere in un limbo più o meno lungo fatto di precarietà e contratti a termine o a chiamata.
Per questa ragione la Facoltà di Medicina a Pisa in questi giorni vede una attivazione anomala. Diverse decine di studenti e neolaureati sono scesi martedì in piazza per contestare la riduzione delle specializzazioni ed in particolare le scelte politiche che stanno dietro a questa riduzione.

lunedì 31 marzo 2014

Lavoro gratuito per una laurea in Beni Culturali pagata a caro prezzo

A inizio febbraio è stato siglato in Prefettura un accordo che intende delegare ai volontari dell'associazione Amici dei Musei di Pisa il monitoraggio dei Beni Artistici di questa città, oltre a interventi di «minuta manutenzione» (!?). Il pubblico scarica le proprie responsabilità su lavoro non retribuito e non qualificato. D'altra parte l'odioso tentativo di far lavorare gratis o gravemente sottopagati sembra caratterizzare la governance cittadina come quella nazionale: ne sono esempi la proposta di Renzi di impiegare cassaintegrati nelle biblioteche, o quella di  Marino di impiegare senza-tetto, o la grande presa per il culo dell'Expo 2015, o ancora la vergognosa istituzionalizzazione del più bieco sfruttamento chiamata Job Act.

L'accordo assume  tratti inquietanti: alla FIDAM (Federazione Italiana Degli Amici dei Musei) aderiscono 40mila volontari in tutta Italia. Una massificazione del modello proposto a Pisa significherebbe la completa sostituzione degli operatori professionali stipendiati con forza-lavoro gratuita, svalutando il titolo di studio e le professionalità ad esso associate. Questa ipotesi approfondisce una tendenza che vede comprimere la redistribuzione reddituale nell'ambito dei servizi di competenza pubblica con il taglio delle risorse e l'imposizione del lavoro gratuito. Allo stesso tempo capacità e competenze, pagate a prezzo di duri sacrifici nell'affrontare gli studi, vengono disperse e bruciate, andando a configurare una bolla formativa destinata ad esplodere.

lunedì 24 marzo 2014

Basta residenze vuote e patrimonio in svendita.


 Se sei in attesa della casa dello studente la colpa è del DSU e di UNIPI!

Troppe promesse pochi fatti

Il DSU Toscana è l'azienda che si occupa della gestione delle risorse e quindi dei finanziamenti destinati al diritto allo studio universitario. Nel 2012 per le borse di studio sono stati stanziati €14.016.687: gli aventi diritto alla borsa di studio sono circa 4500. Gli studenti aventi diritto al posto alloggio sono circa 2.600 di cui solo 1.587 ne prendono effettivamente possesso in quanto mancano le strutture per accoglierli. Le strutture che il DSU offre sono: Campaldino (48), Don Bosco (145), Fascetti (170), Garibaldi (46), Mariscoglio (116), Nettuno (100), Rossellini (81), Praticelli (811). Le strutture che il DSU promette di aprire sono sempre le stesse da anni, utilizzate come vanto ad ogni occasione pubblica ma che non si sa quando e se verranno veramente aperte:

San Cataldo (zona CNR): avrà 240 posti letto , costerà circa 14 milioni (metà DSU e Regione Toscana metà Ministero), i tempi di realizzazione dovrebbero essere di circa 3 anni, sarà dotata di impianti solari termici e fotovoltaici e di rivestimenti idonei a ridurne i consumi energetici e renderla quindi più ecocompatibile.
..ma ancora c'è solo un campo incolto.

domenica 16 marzo 2014

Riorganizzazione a Filologia e Economia: quei docenti a cui fa comodo incasinarci la vita

Cosa sta succedendo con la nuova dipartimentazione. Perché è possibile resistere e attaccare anche se questa Università ci frana sotto i piedi


Trovarsi orfani del corso di laurea a Filologia e rincorrere i corsi singoli di transizione

I recenti consigli del dipartimento di filologia e linguistica (ex-facoltà di Lettere e di Lingue) e le relative varie commissioni attivate sulla didattica, stanno procedendo in questi mesi a riorganizzare l'offerta formativa in previsione del prossimo anno accademico. Com'è ora e come sarà dopo: diverse magistrali scompariranno, altre verranno accorpate minando la continuità tra triennali e magistrali.
Ecco alcuni esempi. I curricula di Orientalistica, Comparatistica e Linguistica nella triennale di lettere spariranno, le magistrali in Lingue e Letterature Moderne Euroamericane (LEA) e Lingue e Letterature e Filologie Europee (LEFE) Orientalistica e Traduzione saranno soppresse. LEA e LEFE verranno accorpate in un'unica magistrale (classe LM 37), così come Traduzione e Linguistica (classe LM 39 che mischierà percorsi di lettere e di lingue).

venerdì 7 marzo 2014

In piazza Verdi c'eravamo tutti!

Ieri degli agenti della digos si sono presentati allo studentato occupato Taksim, casa di numerosi compagni e compagne, per recapitare ad alcuni studenti del CUA di Bologna dei provvedimenti di divieto di dimora. Le accuse sono di aver partecipato alla giornata di lotta del 23 e 27 maggio in piazza Verdi. Il 23 maggio si svolgeva un'assemblea pubblica con alcune lavoratrici della Sodexo di Pisa, per continuare il percorso di discussione e lotta contro i tagli e le misure di austerità; la polizia ha cercato di sgomberare la piazza, che ha risposto costruendo barricate. La lotta Sodexo ha ancora una volta mostrato come la potenza delle lotte si esprima in variegati modi, tra cui occupare rotonde stradali, strade e piazze. Pochi giorni dopo le intimidazioni delle forze dell'ordine si sono ripetute e la piazza ha nuovamente dimostrato la sua forza cacciando via la polizia.

Siamo costretti ad assistere ad un ulteriore atto repressivo che cerca di mettere un freno alle lotte in corso: ma non è certo questo che ci fermerà!

giovedì 27 febbraio 2014

Perché la nostra mensa (NON) è la migliore in Italia


Non sono nuovi i problemi alle mense del DSU. Poco più di un anno fa la mensa è stata invasa per giorni dai vassoi sporchi perché il nuovo appalto a ribasso accettato dal DSU aveva ridotto del 50% il monte ore complessivo del lavoro degli operai delle pulizie. In questi giorni la riorganizzazione del lavoro è stata definitivamente assunta a piene mani dal direttore Vicini che già negli anni precedenti aveva dato prova di lungimiranza, per le sue tasche. Il suo obbiettivo è sempre stato quello di ridurre il numero di lavoratori mantenendo il carico di lavoro immutato e anzi aprendo nuovi servizi, cioè aumentando la produttività. Grazie a questi “aumenti”, che in realtà non sono altro che sfruttamento dei lavoratori, il Vicini e la dirigenza del DSU “guadagnano” dei lauti premi di produttività, nell'ordine delle varie decine di migliaia di euro.

Ora che la situazione è diventata ingestibile, data la perenne carenza di organico e l'aumento dell'affluenza al servizio dovuto all'inizio delle lezioni, il direttore ha deciso di togliere dei lavoratori dai banchi di distribuzione per mandarli nelle cucine (senza nessuna preparazione professionale) e utilizzare come carta jolly i lavoratori della Colser - cooperativa che si occupa delle pulizie delle stoviglie e degli interni della mensa- che dovrebbero all'occorrenza distribuire i pasti o i cestini, pulire le stoviglie e la struttura.

martedì 18 febbraio 2014

CICLO DI INIZIATIVE: Leggere le contraddizioni, agire i conflitti

Iniziative di dibattito e approfondimento per affinare lo sguardo alla trasformazione sociale.


I processi sociali non sono superfici lisce. Maturano in profondità, avanzano per strappi ed emergono con ambiguità e contraddizioni che spesso tradiscono le nostre aspirazioni e che altre volte semplicemente sfuggono ai nostri canoni interpretativi e alle convenzioni culturali che li istituiscono.

Come non attestarsi alla superficie del reale e giudicare su questa? Come interpretare le eccedenze, i tratti sporchi? Quando esprimere visioni di parte, anche scomode e controcorrente, ma ancorate alla realtà e che su questa incidono?


Certi che dai diamanti dell'ideologia non nasce niente, vogliamo ragionare di uno sguardo militante sui fenomeni sociali. Attraverso ricognizioni storiche, approfondimenti su fenomeni sociali e fatti politici vogliamo affinare una predisposizione al mondo ancorata a movimenti reali nel corpo sociale, situata nei conflitti e orientata alla loro trasformazione.

martedì 28 gennaio 2014

Un passamontagna contro il regime della valutazione



Spotted Professori, il rapporto valutativo e le strategie di uscita dall'anonimato


Levata di scudi e unanimi cori di sdegno contro l'iniziativa “Spotted Professori Unibo” promossa dal Laboratorio Hobo di Bologna. Si tratta di una pagina Spotted su Facebook che consente di segnalare in forma anonima in uno spazio pubblico l'inaccettabilità dei modi di stare all'università imposti dall'abuso della relazione di potere tra docente e studente.
Accuse di “fascismo” e di “populismo grillista” piovono sugli studenti promotori dell'iniziativa. Addirittura la magistratura ha aperto un fascicolo per monitorare la pagina.
La vicenda merita attenzione. Essa mette in gioco i temi della valutazione, dell'asimmetria nel potere di valutare e dei vettori di riscatto insiti nell'espressione di giudizi collettivi. Lo fa alla prova degli strumenti delle lotte e dunque dei tentativi di ricomposizione sociale contro una comune subalternità, giusto per essere schematici. Inoltre, a partire dal dibattito innescatosi, pone anche problematiche relative a una sintassi delle pratiche di movimento e delle identità ad essa connesse.