CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!
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lunedì 12 settembre 2016

L'università la vogliamo fare ma non così. Sui test d'ammissione e valutazione all'Università

L'UNIVERSITà LA VOGLIAMO FARE, MA NON COSì!
...SUI TEST D'AMMISSIONE E DI VALUTAZIONE

In questi giorni (in realtà già da luglio) molte aspiranti matricole si sottopongono a test di ammissione all'università. Per tutte le facoltà è previsto un test. 
Per quelle a numero chiuso e ad accesso programmato è necessario raggiungere un punteggio minimo che comunque non è sufficiente all'ammissione perché occorre rientrare in graduatoria, e il numero dei posti è limitato. La differenza tra numero chiuso e ad accesso programmato è praticamente inesistente. Nel primo caso le domande da somministrare le decide il singolo ateneo e la graduatoria non è nazionale, nel secondo invece a decidere è il ministero e la graduatoria è nazionale. 
Per quelle a numero aperto è previsto un test di valutazione, che in teoria non è vincolante ai fini dell'iscrizione al corso di laurea, in pratica lo è. Se non si raggiunge un risultato minimo in un determinato settore, si passa col cosiddetto "debito" che dovrà essere recuperato, pena l'impossibilità di sostenere esami, nonostante ci si sia regolarmente iscritti e con tanto di tasse pagate. I test, più o meno lunghi, sono organizzati in stile INVALSI. Domande a risposta multipla, conoscenze nozionistiche che riguardano collateralmente la capacità o meno di studiare o la nostra voglia di farlo. Come nelle scuole superiori, ed elementari, il modello di insegnamento e apprendimento imposto è questo. Non solo per i test iniziali, ma per tutto il percorso formativo. Un tentativo di uniformazione al mondo anglo-americano in via di fallimento, e con ben altra tradizione scolastica. Come se la banalizzazione e la standardizzazione dello studio non bastasse, aumentano a dismisura i costi per potervi accedere. 

giovedì 14 luglio 2016

Ci sono venti che soffieranno sempre. Note sul processo per l'occupazione di SPOT

Di una contraddizione ancora aperta e di un processo non ancora iniziato
Prendendo il caffé al bar questa mattina sulla prima pagina del Tirreno abbiamo trovato qualcosa che ci riguarda. Nella cronaca cittadina una pagina intera a firma Neri viene dedicata a una notizia-non-notizia. Si parla infatti di un processo non ancora iniziato, quello riguardante diversi studenti e studentesse di UNIPI sotto accusa per aver occupato da aprile 2013 all'agosto 2014 Palazzo Feroci, un immobile nei piani di alienazione dell'università in via della Faggiola trasformato per un anno e mezzo in studentato autogestito - Spot - contro la mancanza di posti alloggio del DSU e il caro-affitti. Giusto ieri eravamo stati informati del rinvio a settembre del primo dibattimento del processo. Sorpresi dalla dubbia notiziabilità del fatto, cogliamo l'occasione per rimarcare quanto nell'articolo non può non essere menzionato e che rappresenta l'autentica storia attorno alla quale un processo viene imbastito e, come dicono i saggi (?), la giustizia farà il suo corso. Ma questo è un aspetto che riteniamo rilevante solo marginalmente.

giovedì 12 maggio 2016

Autonomi in Università - 5 anni di occupazione


Il 13 maggio 2011, al termine della seconda onda e in occasione di una contestazione a un convegno sul Bologna Process venne occupata l'aula master nella facoltà di Lettere.


Un piccolo punto nel filo rosso di anni militanza autonoma in università, cresciuta con i movimenti studenteschi e scontrandosi con i processi di ristrutturazione del mondo universitario.
A distanza di 5 anni è tempo di bilanci, di sguardi critici sul futuro e di comprensione del passato.
Quali oggi i temi della militanza autonoma in università?

lunedì 2 maggio 2016

#InternetDay: cos’è l’innovazione nell’era Renzi

Il 29 aprile circa 1500 persone sono scese in piazza contro il governo Renzi a Pisa: studenti medi ed universitari, lavoratori, precari della ricerca, disoccupati, truffati dal Salva Banche, abitanti dei quartieri popolari e famiglie in emergenza abitativa.  Una manifestazione costruita con la partecipazione di una fetta di società complessa, accomunata dalla rabbia contro il governo e le sue misure: tre generazioni a lanciare pomodori, a resistere alle cariche della polizia e a tornare sotto per riuscire ad oltrepassare il blocco a difesa degli spettacolini dei padroni.  Renzi è riuscito a dire solo: “incomprensibile”, gli antagonisti contestano internet. Cosa vorrà mai dire contestare internet? La pochezza di queste affermazioni rispecchiano la difficoltà del governo quando viene messo davanti alla realtà molteplice di chi lo contesta perché ha altre idee, altre pratiche con cui vuole vivere la propria vita.

 Ieri, il primo maggio, Giannini e Renzi annunciano “come un anno fa s’inaugurava Expo quest’anno investiremo miliardi per la cultura e la ricerca”. Dichiarazioni che vanno lette pensando a cosa accade invece nella realtà. Expo è stata una mangiatoia per la politica e gli affaristi, un complesso espositivo lasciato incompiuto, una prova di schiavismo per migliaia di giovani che hanno lavorato gratis. Un bel progetto d’innovazione.

domenica 17 aprile 2016

Ancora su Anvur, VQR, scadenze... e altre creature leggendarie

SABATO MATTINA 

o di come le misure cautelari ci obblighino a pensare anche nel uicchènd


Conosciamo ormai a memoria il mantra che da mesi ripetono Renzi e Giannini; la valutazione e la meritocrazia renderanno evidente che il Made in Italy è ancora una garanzia e che c'è anche un Brain in italy! Insomma, 'sto Paese è pieno di menti brillanti e di università meravigliose, è solo che ci sottovalutano, facciamogli vedere che siamo una squadra fortissimi! Scende in campo l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca!
(citazione liberamente tratta da una miriade di dichiarzioni pubbliche)

Ad oggi però sappiamo anche che da dentro l'università qualcuno risponde con altre parole, è difficile sentirle ma se Matty e Jenny stessero zitti un attimo suonerebbero più o meno in questo modo:
se è per finire a lavorare così, noi non lavoriamo, già da ora.
Suonerebbero in questo modo se si trasformasse in un unico discorso quello che è ancora solo un dato percentuale e per di più un po sfuggente, ma che si è comunque imposto nelle statistiche; il boicottaggio dell'Anvur.
Questo dato ancora sfugge anche all'occhio che lo guarda perchè le forme di questo boicottaggio sono diverse e altrettanto vari sono i modi di adesione ma, in parole povere, laddove si è riusciti a convergere su un unico obbiettivo questa mossa ha funzionato.

Nell'ateneo di Pisa (UniPi, non la Normale, né la Sant'anna) dopo una serie di assemblee la partecipazione volontaria dei lavoratori al sistema di Valutazione della Qualità della Ricerca è crollata di un buon 20%, mettendo a rischio i finanziamenti dell'ateneo. Un uccellino poi ci ha detto che il Magnifico Augello è stato una delle figure che ha fatto maggiori pressioni sul ministro Giannini affinchè la scadenza che L'Agenzia nazionale di Valutazione (o valutazionale della nazione che dir si voglia) venisse rimandata. Il ministro a queste pressioni ha ceduto. Probabilmente Augello, che lascerà l'incarico tra poco, semplicemente non voleva essere ricordato come Quello sotto il cui rettorato l'università ha perso un sacco di soldi, ma anche fosse il paladino di non sappiamo cosa, le questioni per noi interessanti sono altre.

IL CHIODO SU CUI BATTERE 

#PrimaveraUniversitaria #PrimaLaVeraUniversità


Tra Pisa e Roma alcuni fra gli Atenei più importanti del Paese rischiano di non avere più un'ingente parte di quei pochi soldi che li mandavano avanti. Questo perchè quando Renzi e Giannini parlano dell'importanza della valutazione non mentono, ormai -tra riforma gelmini altre creature leggendarie- dai voti dell'Anvur dipendono minimo il 20% dei finanziamenti con cui le UniAziende vengono amministrate.



Queste riflessioni non sono né le prime né le ultime al riguardo ma c'interessa scattare un altra foto di questo momento perchè riteniamo importante osservarlo anche dopo l'attimo in cui si compierà. In altre parole, continuiamo a battere su questo chiodo perchè sembra esser l'unico con cui far male al muro che abbiamo davanti.

Il 15 aprile è scaduto il termine di proroga che il miniStero aveva concesso. Questi ritardi di consegna hanno messo in imbarazzo mal celato tutta la macchina valutativa e anche chi ci lavora, ma soprattutto chi l'ha voluta. L'Italiadelfare aveva dichiarato risultati entusiastici rispetto alla consegna degli articoli da parte del personale universitario, in tutti gli Atenei i rettori hanno addirittura presentato la Crui (un altra creatura leggendaria che speriamo parta presto e perda la strada di casa) con lo slogan Primavera Universitaria... insomma ci stanno provando intensamente. Ma è da ben prima di questa primavera che la vera università in cui paghiamo le tasse non ne vale più la spesa.


QUALI MURA DA INCHIODARE?

Tra murature in eternit e casette di paglia può esserci una grande differenza incommensurabile


Come ogni prospettiva anche la nostra è situata e, seppur non siamo né a Pisa né a Roma, guardando ad entrambe ci sembra di scorgere delle similitudini con Torino, anche se da un punto di vista diverso rispetto a quello che abbiamo adottato fin'ora.

La somiglianza sta nei comportamenti della Governance, universitaria, cittadina, nazionale, di fronte a dei piccoli grandi no che gli si pongono davanti. No, non ci tratti come fossimo numerini, non a queste condizioni, dicono studenti, ricercatori e docenti. No, non puoi sfrattarci quando vuoi, dicono alcuni ai loro palazzinari di casa. No, non puoi distruggere la nostra terra, non c'interessano i soldi vogliamo il mare e le montagne, speriamo dicano tanti altri anche questa domenica. Non che sia tutto uguale, suona solo nello stesso modo a certe orecchie e, che vogliano vedere il pericolo o la speranza, sempre più persone sono consapevoli che dire una cosa o dire l'altra sta diventando indifferente, l'importante è stare zitti.
Purtroppo o per fortuna anche le nostre orecchie sono aperte e ormai abbiamo ascoltato fino allo sfinimento i leit motiv più ripetuti e riformulati da chi comanda in questo periodo. E anche qui, sembra proprio dicano la stessa cosa: Noi governiamo, voi non potete dirci cosa dobbiamo fare. Lo dicono da dietro la polizia, dall'alto dei loro schermi e in un sacco di altri luoghi e modi, ma non ci guardano mai negli occhi quando parlano.

Il 29 Aprile Renzie e Giannini saranno proprio a Pisa, cosa diranno questa volta?
Sarà dopo il referendum, dopo la scadenza prorogata, dopo anni di lenta erosione di qualunque possibilità di qualunque futuro e qualunque parola. Tutta roba nostra insomma.

Intanto anche noi abbiamo ripetuto il nostro motivetto, a volte stanchi di farlo
altre come fosse musica
e fa più o meno così: Non possiamo è vero, ma lo facciamo lo stesso.
E vogliamo giocare a chi si stanca prima con voi, questo possiamo e lo facciamo.


giovedì 7 aprile 2016

No Basi, No trivelle. iniziativa di discussione e contestazione PD

Il 6 aprile, intervento #noTriv all'iniziativa chiamata dai giovani del #PD, senza vergogna rispetto all'ennesimo scandalo corruzione nel partito della nazione (http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/16814-trivelle-la-guidi-si-dimette-gli-intrecci-e-gli-interessi-delle-lobby-del-petrolio-con-il-governo-renzi). La questione sulle trivellazioni non è un dibattito tecnico, è una questione politica sulla gestione dei territori e delle risorse, legata non solo alla giornata del referendum ma allo svilupparsi di lotte territoriali. 

Qui video dell'intervento: https://www.facebook.com/766137560135867/videos/993452077404413/ 

Di questo, e della funzione strategica di queste risorse per la guerra, vorremmo parlare il 13 aprile insieme al Comitato studentesco contro l'occupazione militare della Sardegna di Cagliari. Qui L'evento fb: https://www.facebook.com/events/1705984546309160/


Un dibattito per approfondire le esperienze di lotte in difesa dei territori verso la scadenza del 17 aprile sulle trivelle.


Parteciperanno:
Comitato studentesco contro l'occupazione militare della Sardegna (Cagliari)
Comitato No Triv del Vulture (Rionero, PZ)



In un contesto di guerra permanente e dispiegata, il nodo delle risorse rappresenta il fronte interno dei conflitti sui territori: risorse logistiche e militari in Sardegna, dove un movimento popolare ha messo in discussione l'occupazione militare nell'isola; risorse energetiche nel meridione e al largo delle coste del paese dove, grazie allo Sblocca-Italia, si procede alla devastazione e al saccheggio dei mari e del sottosuolo in vista di futuri conflitti e di immediati profitti. Il passaggio referendario rappresenta un importante momento pubblico che sta mettendo in crisi il sistema corrotto che lega politica-affari-governo dei territori. Come rilanciare la battaglia contro questo sistema che il referendum rappresenta? Come rilanciare oltre il referendum? Quali le lotte che hanno portato a questo imminente passaggio?


Ne discutiamo alle 17 e 30 di mercoledì 13 aprile

A questo link un approfondimento di Infoaut: http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/16909-referendum-genealogia-e-ambivalenze-di-una-sconfitta-quasi-annunciata

mercoledì 30 marzo 2016

La Primavera fredda delle Università




Lunedì 21 la Conferenza dei Rettori (CRUI), ha convocato, da Milano a Palermo, una giornata di dibattito e discussione attorno sul futuro del sistema universitaro sotto il brand comune di Primavera dell'università. Tema unificante è stato la denuncia dello stato di strutturale sottofinanziamento del sistema ribadendo come invece questo rappresenti una risorsa strategica: “La conoscenza libera il futuro del paese”, recitava lo slogan della CRUI.
Cosa ha rappresentato questo passaggio?


L'antefatto: il sabotaggio della VQR

Innanzitutto va evidenziato un dato rimosso: l'iniziativa della CRUI sorge come risposta politica al terremoto interno all'istituzione accademica e al suo rapporto con il Ministero prodotto dalla protesta del corpo docente sulla Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR). Ricostruiamo i fatti. In grossi numeri gli accademici, dai ricercatori agli ordinari, hanno promosso l'astensione dai meccanismi triennali di valutazione sulla base dei quale la parte premiale del fondo di finanziamento ordinario viene ripartito tra gli atenei e i dipartimenti meritevoli. Quest'anno sarebbe stato preso in esame il triennio 2011-2014 con il “caricamento”, da parte dei docenti, su software appositi dei due “prodotti” migliori di ricerca che, calcolati su discutibili indicatori bibliometrici e di peer-review, avrebbero definito la media della qualità della produzione di ogni dipartimento, poi dell'ateneo, classificando infine questo nella caccia alle risorse. Una corsa al massacro certificata dall'ANVUR, l'agenzia di valutazione della ricerca del Ministero.

giovedì 17 marzo 2016

Report assemblea #StopVqr

Ieri all'assemblea studenti-professori sul sabotaggio della VQR abbiamo visto affacciarsi, prender parola, infervorarsi tanti docenti, tutti protagonisti di una protesta che ha smosso pezzi importanti dell'università... mettendola in discussione. Un fatto che, se la memoria non tradisce, non succedeva da anni. Abbiamo visto voglia di discutere, forse di ridiscutersi.
Matura un'insopportabilità... anche in altri, non solo in noi studenti che, in troppi magari siamo stati costretti ad abbandonare in silenzio l'idea di lottare da dentro, lasciandola in questi anni, questa università ('ma chi me lo fa fare? Ma a che serve?'). Abbiamo sentito parole oneste: “una protesta si è chiusa, si apre un'altra fase che immagina nuove forme”; “il sabotaggio della valutazione voleva trasfigurare l'immagine di università auspicata dal MIUR per creare un problema”. C'era incazzatura. Non rassegnazione. Ed è bastato urtare qualcuno che stava sopra di noi... sfiduciandolo.
La sfiducia nei meccanismi di un sistema rispetto al quale ci si sente traditi crediamo sia già una buona condizione di possibilità per immaginarne un altro di sistema.

domenica 13 marzo 2016

Una lettera aperta ai docenti di UniPi su VQR e il destino di questa università

Riportiamo di seguito il testo di una lettera aperta, inoltrata anche nelle caselle di posta dei docenti del nostro ateneo, in riferimento al caso VQR. Le procedure di valutazione della ricerca, sulla base delle quali vengono ripartiti alcuni fondi ministeriali, è stata boicottata da oltre 200 professori dell’Ateneo pisano. La protesta cresce in tutta Italia motivata dall’esigenza di ridiscutere la condanna del sistema a cui anni di riforme e tagli stanno condannando l’università italiana. In risposta alla protesta il Rettore ha deciso di bloccare i fondi interni e il piano di investimenti di UniPi. Questi fatti crediamo riguardino interamente anche tutti gli studenti. Per questo crediamo occorra un dibattito pubblico, aperto e condiviso. Abbiamo pertanto voluto promuovere uno spazio di discussione aperto per mercoledì 16 alle ore 18 a Palazzo Ricci.


Gentili Prof. e Prof.sse,  
scriviamo questa lettera per invitarvi all’assemblea che si terrà il 16 marzo alle 18 in aula multimediale a palazzo Ricci. In questa settimana siamo andati in diverse lezioni per cercare un dialogo pubblico sul tema delle VQR con voi e gli studenti che seguono il vostro corso.   Da diversi mesi seguiamo la vicenda sui giornali ed i mezzi di informazione. Questo ci ha dato lo spunto per dire come ciò si ripercuote sul nostro percorso formativo e su come percepiamo l’università e la ricerca oggi.

lunedì 22 febbraio 2016

Quello che il Ministro e la ricercatrice hanno Cancellato

Una ricercatrice italiana, Roberta d'Alessandro, ordinaria di linguistica in Olanda, sbotta qualche giorno fa contro la Ministra Giannini che si complimentava per i successi della ricerca italiana. La D'Alessandro, vincitrice di un fondo di ricerca europeo (ERC), puntualizza: qui si parla di ricerca di italiani, non italiana; ricerca di italiani fatta all'estero perché in Italia le porte ci sono chiuse e la Ministra ne è corresponsabile. Scoppia la polemica. Arriva la trasmissione Piazza Pulita. Si accoda anche il giornalista Cancellato, direttore del giornale on-line Linkiesta, che punta il dito contro la ricercatrice: “cara Roberta, se la ricerca in Italia fa schifo la colpa è anche un po' tua, perché hai preferito la fuga alla lotta”. A chiudere il cerchio un risentito Renzi borbotta: "Se volete andare all'estero fatelo. Se pensate che sia meglio, fatelo. Ma noi faremo dei nostri istituti i luoghi al top del livello mondiale, faremo dell'Italia un centro capace di attrarre ricercatori italiani e di tutto il mondo". La mission Italia è affare per veri duri, inadatta alla codardia dei 'cervelli in fuga'.

Un punto di vista interno ai movimenti, ben esemplificato nel contributo di Exploit Pisa, protesta: “di lotte contro lo sfacelo dell'università e contro la precarietà ce ne sono state parecchie negli ultimi anni”. Ma... stiamo parlando esattamente della stessa cosa? Nella querelle d'Alessandro - Giannini parliamo delle macerie dell'università o ci stiamo confrontando con il piano della sua ristrutturazione, con alcuni suoi tratti di modernità capitalistica? I fatti al centro della polemica parlano dell'integrazione negli standard europei di promozione della ricerca e di promozione del ricercatore attraverso la ricerca.
Si parla di università, formazione e ricerca. Ma c'è tanto di rimosso in questa vicenda.

giovedì 12 novembre 2015

Utilitarie ed università, Giannini e il fantamondo del PD

Qualche giorno fa la ministra dell’istruzione Giannini è intervenuta al Deloitte Strategy Council a Roma, le sue dichiarazioni ha dell’imbarazzante. Parte dall’evidenza che l’istruzione e l’università non siano più un ascensore sociale, come dimostra anche l’ultimo studio dell’Università Cattolica di Milano sui Neet. Il numero dei giovani che non studia e non lavora è passato da 1.8 milioni del 2008 a 2.4 milioni di quest’anno. La percentuale dei laureti neet è il 10% del totale, in continua crescita negli anni. Il 16% della popolazione italiana si trova in questa condizione, uno tra i primi paesi in Europa. Le classifiche in cui eccelle l’Italia non sono solo quelle dei neet ma anche quelle della tassazione universitaria. Il rapporto annuale di Euridyce “NationalStudent Fee and Support System in European Higher Education2015/2016” afferma che in media uno studente spende (solo di tasse) 1220€ all’anno, conquistando la terza posizione in classifica.
“E’ uno stereotipo dire che nella scuola si investe troppo poco e costa tanto. Un’auto utilitaria oggi costa tra i 10 e i 12 mila euro, iscriversi a un corso di laurea triennale alla Sapienza di Roma costa molto meno”, così dice la Giannini.

mercoledì 14 ottobre 2015

Sbloccate gli stipendi...ma blocchiamo questa università

Riportiamo la notizia della protesta di alcuni ricercatori e professori associati dal Tirreno.  

Ogni tanto questa macchina "mangia-ambizioni" chiamata Università si inceppa.
In alcuni casi le ambizioni si chiamano 'privilegi' e sono i già lauti stipendi degli ordinari, bloccati da tempo. Nella stragrande maggioranza dei casi le ambizioni sono invece la nostra voglia di studiare, di intraprendere un percorso che ci pagherà, che ci arricchirà e ci assicurerà un futuro, nonostante tutto, anche se si tratta di un futuro dai contorni sempre più incerti e sfumati.
La macchina funziona su principi di valutazione/ selezione/ esclusione. La sopra-valutazione dei nostri patrimoni, per escluderci dal diritto allo studio e per la quale gli Studenti contro il nuovo ISEE Pisa lottano in questi giorni, ci suggerisce forse di meccanismi analoghi? La serie valutazione/ selezione opera nel verso della ripartizione delle risorse, integrando con sempre più difficoltà diverse figure nella macchina che risulta però sempre più incapace di ricompensare e risarcire lavoro e professionalità - per il corpo docente - sacrificio e studio - per gli studenti. Se ci si sottrae all'assoggettamento di questa serie la macchina si inceppa. Non ci interessa la tutela del privilegio, il movente che spinge alla protesta ordinari oziosi che tempo addietro accettarono di sottostare a queste condizioni, ma ci sembra importante cogliere il dato compiuto che è possibile inceppare questa macchina... e non è poco!
Augello non difende nessun bene comune. Augello difende un'azienda, la sua, a spese nostre. Il suo ricatto vigliacco di bloccare la distribuzione dei fondi interni sarà l'ennesima scure calata sulle nostre possibilità di continuare un percorso di 'qualità' privandoci di risorse utili a noi. 
Siamo contenti che diversi professori provino a mettere i bastoni tra le ruote a questa università costruita contro di noi. No, lo sappiamo, non lo fanno per noi... ma se alzassero lo sguardo - oltre a tenere la mano sul portafoglio - troverebbero tanti alleati, altri ingranaggi, disposti a bloccare questa macchina per metterne in discussione il funzionamento, trasformarla. Siamo qui. Ci vediamo nelle aule di lezione.

venerdì 9 ottobre 2015

Corteo degli studenti contro il nuovo Isee

Questa mattina una cinquantina di studenti universitari si sono dati appuntamento in piazza Carrara, per unirsi successivamente al corteo degli studenti delle superiori.
Un'altra tappa, quella di oggi, nel percorso di mobilitazioni in università contro la riforma del metodo di calcolo Isee.
Nelle scorse settimane infatti le prime assemblee dei borsisti seguite da un blocco sul Lungarno avevano strappato un incontro con il Presidente del Dsu Moretti e un altro momento di incontro con il Senato Accademico, entrambi chiamati in causa in quanto espressione locale delle politiche governative regionali e nazionali.
Da entrambe le parti gli studenti sono stati presi in giro, tramite quel meccanismo di scaricabarile per cui le istituzioni non vogliono prendersi alcun tipo di responsabilità.
Lo spezzone Studenti contro il nuovo Isee è partito da piazza Carrara e sul Lungarno, dalla casa dello studente Nettuno è stato calato lo striscione “Sono diventato ricco e non lo sapevo”: i più colpiti dalla riforma sono infatti tanti studenti borsisti che saranno buttati fuori dagli studentati il 15 ottobre.

martedì 22 settembre 2015

Blocchi sul Lungarno contro il nuovo Isee


Questo pomeriggio un centinaio di studenti ha bloccato il Lungarno Pacinotti per diverse ore. Il presidio è stato lanciato a partire dalle assemblee degli studentati tenutesi la settimana scorsa per chiedere una presa di posizione del Diritto allo Studio sulla riforma dell'Isee. La riforma approvata a gennaio dal governo ha fatto che sì che a parità di reddito e patrimonio l'ISEE sia aumentato facendo apparire tutti più ricchi sulla carta ed escludendo dalle graduatorie il 25% degli attuali aventi diritto. In decine attualmente alloggiati nelle residenze ed esclusi dalle graduatorie sono decisi a rimanere per contrastare quest'ulteriore sopruso.

Gli studenti chiedono “l'abolizione del parametro ISPE per l'accesso alle prestazioni DSU; una presa di posizione pubblica del diritto allo studio e della Regione; una sanatoria nazionale e la riapertura del bando con la modifica dei parametri ministeriali”. Un presidio ed un blocco determinato hanno ottenuto un incontro con la dirigenza del DSU per giovedì prossimo.

È stato un primo passaggio di quella che si prospetta essere una mobilitazione ampia. La riformulazione del calcolo ISEE ha penalizzato gli studenti borsisti ma non si limita a questo. Vengono toccati tutti gli studenti a cui si alzeranno le tasse da pagare, i trasporti e la mensa. Coinvolgerà anche gli studenti medi e le famiglie che devono pagare la mensa e i libri ai propri figli. Inoltre un problema più generale sarà quello legato all'accesso alla sanità che verrà precluso salvo il ricatto dell'indebitamento.

mercoledì 25 febbraio 2015

Antropologia politica e comunicativa dell'Isis. Report e audio dell'incontro con Silvano Cacciari



Affrontare l'argomento Isis senza cadere in fuorvianti retoriche di scontro di civiltà è un esercizio necessario ma complesso. A partire dallo scritto di Silvano Cacciari “Crocifissioni con lo smartphone” si può iniziare una decostruzione della rappresentazione simbolica della minaccia Isis. Per meglio comprendere questa decostruzione fissiamo degli elementi di cornice sistemica.

martedì 27 gennaio 2015

Presentazione “Medici senza camice” ed “Elettroshock”: un report


Entrambi i libri partono da un preciso metodo di scrittura e analisi della realtà, quello della socioanalisi narrativa. Entrambi i testi prendono in considerazione il problema politico intrinseco alla pratica della medicina, intesa come scienza del potere, ossia quello dei rapporti di forza che si producono all'interno di questa pratica.
Nella nostra città è più volte sorta l'esigenza di creare collettivamente degli strumenti per ribaltare questa subalternità, per costruire tra utenti e operatori una pratica di sovversione di questi dispositivi escludenti ed impoverenti. Questo dibattito sarà un primo passo per porre in pratica nuova concezione di medicina e salute.

Cos'è il metodo della socioanalisi narrativa?

Questo metodo si sviluppa all'interno dell'editoria sociale della casa editrice Sensibili alle Foglie. È in laboratorio di ricerca sociale che si è sviluppato in primo luogo all'interno delle carceri, per poi esplorare altri ambienti: istituti psichiatrici e per anziani, ospedali, luoghi di lavoro, fenomeni migratori. Alcuni degli attori che attraversano queste istituzioni vivono situazioni di malessere all'interno di esse. A partire da questa situazione emotiva di malessere si sviluppano i racconti, che si riuniscono attorno a un racconto comune di decostruzione del mito narrativo e dell'immaginario sociale che aleggia intorno all'istituzione. Tutte le narrazioni partono da una spinta interna di chi vive il contesto che produce l'insofferenza ma che allo stesso modo riesce a produrre un ambito collettivo in cui produrre una nuova narrazione dell'istituzione.

lunedì 26 gennaio 2015

Nuovo ISEE: i poveri diventano più ricchi per potersi indebitare


Dal 1998 l'erogazione delle prestazioni sociali agevolate viene regolamentate in base all' ISEE (indicatore della situazione economica equivalente). Dal 2011, tra una manovra e l'altra, i governi cercano di portare a termine la riformulazione del calcolo dell' ISEE. Ci sono riusciti: dal 1° gennaio è in vigore il DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), approvato il 7 novembre 2014 ma già in cantiere dal 2013 (nel “Salva Italia”).

Cosa succederà con l'applicazione del DSU?

Cambieranno i parametri riguardanti la condizione reddituale, patrimoniale e familiare. Questo comporta che da ora verranno conteggiate anche le somme prima esenti da imposizione fiscale (assegni di mantenimento e familiari, trattamenti assistenziali e previdenziali, borse di studio).

mercoledì 3 dicembre 2014

Verso un'assemblea sul futuro dell'insegnamento. Per chi studiamo?Per cosa studiamo?

Questa mattina, come studenti e studentesse dell'area umanistica, siamo stati dai direttori dei dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e Filologia, Letteratura e Linguistica per fare in modo che anche i docenti, i direttori e successivamente anche i vertici dell'Università si esprimano e prendano posizione rispetto alle riforme della Buona Scuola e dei suoi rapporti con la legge delega sul lavoro (Jobs Act). I professori Polsi e Tulli, partendo dalla situazione già disastrosa in cui versano i nostri dipartimenti, si sono detti disponibili al dibattito, accettando di portare ai consigli di gennaio un punto in cui discutere le conseguenze dell'istituzione delle cosiddette Magistrali Abilitanti previste dalle linee guida della riforma Giannini-Renzi. In particolar modo, il Direttore Tulli ha avanzato la proposta di costruire per la seconda metà di gennaio un'assemblea congiunta docenti-studenti in cui discutere la questione ed elaborare un documento di contrarietà a un piano di dismissione dell'impianto disciplinare dell'insegnamento umanistico, la sua riduzione a una formazione professionalizzante peraltro gravemente compromessa da una riduzione dell'accesso alle cattedre. È questo, riteniamo, un primo importante passaggio di partecipazione e confronto per elaborare una presa di posizione pubblica da portare ai vertici dell'Ateneo pisano.

mercoledì 23 luglio 2014

Contro l'emergenza abitativa studentesca interrotto il cda dell'università

Questa mattina un gruppo di studenti sono intervenuti al cda d'Ateneo per discutere del ruolo e delle responsabilità dell'Università sull'emergenza abitativa studentesca. Ieri è stato presentato a Firenze il III rapporto sulla condizione abitativa in Toscana, alla presenza della vice-presidente della Giunta regionale Stefania Saccardi. Il focus sulla città di Pisa ha confermato quello che da più di un anno gli studenti denunciano. Ci sono 3.020 studenti con un reddito famigliare inferiore ai 19 mila euro che hanno diritto a un posto alloggio per poter continuare gli studi. Il Diritto allo Studio a Pisa però ha messo a disposizione solo 1523 posti letto nell'anno accademico 2013-14, escludendo dal beneficio pertanto quasi la metà degli aventi diritto. In tutta la città sono oltre 20 mila gli studenti fuori sede che necessitano di una casa, ostaggi di un mercato degli affitti dove i prezzi variano dai 250-350 euro al mese per una singola e oscilla fra i 180 e i 250 euro per una doppia.

Davanti a una stato di oggettiva sofferenza che, con la compressione dei redditi vede accrescersi la platea degli idonei alla borsa di studio e al posto alloggio, osserviamo però come le politiche degli enti pubblici tutelino altri interessi. Fondi e risorse di tutti vengono distratti verso la speculazione immobiliare, negando soluzioni adeguate alle crescenti domande poste da nuovi e urgenti bisogni sociali. È questo il caso di Villa Madrè, via Da Buti, Paradisa e Santa Croce in Fossabanda.

lunedì 7 aprile 2014

#Renzistaisereno, noi non aspettiamo Godot, ci vediamo a Porta Pia!

Stamattina a Roma famiglie in emergenza abitativa, precari, migranti e studenti hanno dato vita a quattro nuove occupazioni nel quadro di un nuovo tzunami tour verso il 12 aprile.

Tra queste occupazioni,  quella dello studentato Godot in via Cesalpino da parte del progetto Degage  è una risposta forte all'emergenza abitativa studentesca pressante in tutte le città italiane.
L'immobile occupato in zona universitaria è di proprietà di una società privata, comprato e rivenduto più volte, poi sequestrato e attualmente in stato di abbandono da più di cinque anni.
In questo periodo di crisi, con la disoccupazione giovanile che arriva al 42,3%, l'università e il diritto allo studio continuano con le speculazioni chiudendo gli occhi di fronte ad un bisogno crescente di alloggi e reddito. Parlano di noi “giovani”, ma non per proporci delle soluzioni; per questo anche a Pisa, come in tantissime altre città italiane, abbiamo occupato, un anno fa, lo studentato Spot. Insieme a Degage e Godot ci opponiamo all'unica risposta che sanno darci: precarietà e sacrifici.