Il 29 aprile circa 1500 persone sono scese in piazza contro il governo Renzi a Pisa: studenti medi ed universitari, lavoratori, precari della ricerca, disoccupati, truffati dal Salva Banche, abitanti dei quartieri popolari e famiglie in emergenza abitativa. Una manifestazione costruita con la partecipazione di una fetta di società complessa, accomunata dalla rabbia contro il governo e le sue misure: tre generazioni a lanciare pomodori, a resistere alle cariche della polizia e a tornare sotto per riuscire ad oltrepassare il blocco a difesa degli spettacolini dei padroni. Renzi è riuscito a dire solo: “incomprensibile”, gli antagonisti contestano internet. Cosa vorrà mai dire contestare internet? La pochezza di queste affermazioni rispecchiano la difficoltà del governo quando viene messo davanti alla realtà molteplice di chi lo contesta perché ha altre idee, altre pratiche con cui vuole vivere la propria vita.
Ieri, il primo maggio, Giannini e Renzi annunciano “come un anno fa s’inaugurava Expo quest’anno investiremo miliardi per la cultura e la ricerca”. Dichiarazioni che vanno lette pensando a cosa accade invece nella realtà. Expo è stata una mangiatoia per la politica e gli affaristi, un complesso espositivo lasciato incompiuto, una prova di schiavismo per migliaia di giovani che hanno lavorato gratis. Un bel progetto d’innovazione.
Questa mattina studenti e studentesse hanno fatto irruzione senza pagare il biglietto alla seconda giornata del Pisa Book Festival, fiera dell'editoria indipendente. All'undicesima edizione del festival infatti per la prima volta è stato imposto un biglietto di 4 euro (3 per gli studenti unipi). Dopo qualche tafferuglio all'ingresso gli studenti si son conquistati il diritto a non pagare per una fiera i cui costi sono scaricati tutti su utenti/lettori e banchettari/editori, ma il cui prodotto viene smerciato a tutto beneficio dell'immagine della Pisa liberal e progressista perché città di cultura e sapere.
L'assessore alla cultura del comune di Pisa, Dario Danti, alfiere di queste politiche, è intervenuto nel tentativo di pacificare la protesta, incontrando però l'ostilità dei manifestanti i quali hanno invece ricevuto la solidarietà di numerosi visitatori della fiera. Numerosi piccoli editori hanno inoltre boicottato la partecipazione al festival, non riuscendo a sostenere l'affitto di 450 euro per lo stand. L'azione di oggi ha rotto il meccanismo di questo carrozzone, basato sulla politica culturale della governance locale, fatta di investimenti a costo zero e scaricata tutto sull'attivazione dei precari del mondo dell'editoria e sulla riduzione del pubblico di lettori a utenza alla quale strappare reddito con i biglietti.



