CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!
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domenica 11 gennaio 2015

No alle magistrali abilitanti, pretendiamo un futuro per la nostra formazione

Addio alla truffa dei TFA
Le linee guida della riforma del sistema formativo, la cosiddetta “Buona Scuola”di Renzi e Giannini, prevedono un nuovo sistema per l'abilitazione all'insegnamento. La Buona Scuola parla dell'eliminazione dell'attuale sistema di abilitazione tramite TFA (tirocini formativi attivi). Questi sono percorsi di abilitazione post-lauream mediante tirocinio molto costosi (2,500 euro) e dall'accesso iperselettivo (doppio test a crocette e prove orali) e che non garantiscono alcunché se non l'immissione in graduatorie caotiche dove si accalcano numerosi generazioni di precariato della scuola. Uno scandalo non tollerabile.

mercoledì 3 dicembre 2014

Verso un'assemblea sul futuro dell'insegnamento. Per chi studiamo?Per cosa studiamo?

Questa mattina, come studenti e studentesse dell'area umanistica, siamo stati dai direttori dei dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e Filologia, Letteratura e Linguistica per fare in modo che anche i docenti, i direttori e successivamente anche i vertici dell'Università si esprimano e prendano posizione rispetto alle riforme della Buona Scuola e dei suoi rapporti con la legge delega sul lavoro (Jobs Act). I professori Polsi e Tulli, partendo dalla situazione già disastrosa in cui versano i nostri dipartimenti, si sono detti disponibili al dibattito, accettando di portare ai consigli di gennaio un punto in cui discutere le conseguenze dell'istituzione delle cosiddette Magistrali Abilitanti previste dalle linee guida della riforma Giannini-Renzi. In particolar modo, il Direttore Tulli ha avanzato la proposta di costruire per la seconda metà di gennaio un'assemblea congiunta docenti-studenti in cui discutere la questione ed elaborare un documento di contrarietà a un piano di dismissione dell'impianto disciplinare dell'insegnamento umanistico, la sua riduzione a una formazione professionalizzante peraltro gravemente compromessa da una riduzione dell'accesso alle cattedre. È questo, riteniamo, un primo importante passaggio di partecipazione e confronto per elaborare una presa di posizione pubblica da portare ai vertici dell'Ateneo pisano.

sabato 29 novembre 2014

Buona scuola e Job Act. Per chi studiamo, per cosa studiamo?

In queste giornate si sta approvando alla camera il Job Act, ultima ridefinizione della politica economica italiana e base d'appoggio per la definitiva e totale precarizzazione del mondo del lavoro, sopratutto di quello giovanile. È di oggi la notizia dell'ennesimo aumento della disoccupazione, alla faccia dell'ottimismo di analisti e renziani.

Sempre tra i palazzi romani si stanno preparando i decreti attuativi della Buona Scuola che vedranno la luce a gennaio, premesse necessarie delle riforme del Job Act, si propongono di precarizzare e valorizzare nel miglior modo possibile anche il mondo della formazione.

lunedì 31 marzo 2014

Lavoro gratuito per una laurea in Beni Culturali pagata a caro prezzo

A inizio febbraio è stato siglato in Prefettura un accordo che intende delegare ai volontari dell'associazione Amici dei Musei di Pisa il monitoraggio dei Beni Artistici di questa città, oltre a interventi di «minuta manutenzione» (!?). Il pubblico scarica le proprie responsabilità su lavoro non retribuito e non qualificato. D'altra parte l'odioso tentativo di far lavorare gratis o gravemente sottopagati sembra caratterizzare la governance cittadina come quella nazionale: ne sono esempi la proposta di Renzi di impiegare cassaintegrati nelle biblioteche, o quella di  Marino di impiegare senza-tetto, o la grande presa per il culo dell'Expo 2015, o ancora la vergognosa istituzionalizzazione del più bieco sfruttamento chiamata Job Act.

L'accordo assume  tratti inquietanti: alla FIDAM (Federazione Italiana Degli Amici dei Musei) aderiscono 40mila volontari in tutta Italia. Una massificazione del modello proposto a Pisa significherebbe la completa sostituzione degli operatori professionali stipendiati con forza-lavoro gratuita, svalutando il titolo di studio e le professionalità ad esso associate. Questa ipotesi approfondisce una tendenza che vede comprimere la redistribuzione reddituale nell'ambito dei servizi di competenza pubblica con il taglio delle risorse e l'imposizione del lavoro gratuito. Allo stesso tempo capacità e competenze, pagate a prezzo di duri sacrifici nell'affrontare gli studi, vengono disperse e bruciate, andando a configurare una bolla formativa destinata ad esplodere.

venerdì 12 luglio 2013

Presidiamo il consiglio di dipartimento di fine luglio! Difendiamo l'appello di dicembre!

Nella mattinata di oggi in aula 2 a Palazzo Ricci di nuovo ci siamo incontrati come studenti e studentesse per continuare, come annunciato martedì dopo l'interruzione del consiglio di dipartimento, la nostra lotta per non far sopprimere l'appello di dicembre a Civiltà e Forme del Sapere e per ripristinarlo a Filologia Linguistica e Letteratura.
L'assemblea, convocata in forma aperta, ha visto la partecipazione anche di alcuni docenti, tra i quali il direttore di dipartimento Polsi.
Le contraddizioni interne ai docenti si sono accentuate. La stessa scelta del Polsi di partecipare all'assemblea e di non procedere, come pure minacciato, per decreto d'urgenza, testimonia che qualcosa inizia a smuoversi e che le pressioni che abbiamo esercitato in queste settimane di mobilitazione iniziano a pesare.
Eppure, il “partito della soppressione dell'appello” capeggiato dal Polsi non riesce ad argomentare nel merito delle ragioni relative alla scelta di strapparci un appello. Si appellano a una posticcia premura per la “qualità della didattica”, risolvendo questa nella semplice volontà di non sovrapporre la parte finale dei corsi del primo semestre con l'appello di dicembre – fatto comunque fuori questione per la diminuzione nel nuovo regolamento didattico d'ateneo del numero di ore di lezione frontale per CFU, la quale porterà i corsi da 84 a 72 ore, facendo così finire i corsi una settimana prima e non facendoli così sovrapporre al periodo riservato all'appello d'esame di dicembre. Tutto questo sembra fondarsi solo su calcoli sulla produttività della didattica, della ricerca e dei nostri tempi di studio al fine di rendere “attrattivo” il nostro ateneo, la facoltà e il dipartimento. Un ragionare fondato su una tecnicità che opera sempre contro di noi in questa fase di attuazione delle riforme e della messa a regime delle nuove strutture di dipartimento.

martedì 9 luglio 2013

Unipi. Bloccato il consiglio di dipartimento contro l'eliminazione dell'appello

Oggi, 9 luglio, studenti e studentesse dell'Università di Pisa, hanno fatto irruzione durante il consiglio di dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere.
Tra i punti in discussione risultava l'approvazione del nuovo calendario didattico con l'eliminazione dell'appello di dicembre per gli studenti di storia, filosofia, beni culturali e disco. Si tratta di un appello strategico sia per gli studenti laureandi nella sessione invernale, sia per i borsisti per i quali ogni appello rappresenta un'occasione per “accumulare” crediti per il mantenimento della borsa, sia per gli studenti lavoratori che si destreggiano tra tempi di lavoro e tempi di studio difficili da accordare. Come già successo per l'altro dipartimento dell'area umanistica, Filologia Linguistica e Letteratura, questo provvedimento non sarebbe stato approvato con vizi di forma e di contenuto. Infatti, non solo non è stato aperto il benché minimo spazio di confronto sulla natura di questo provvedimento, ma per giunta è stato soppresso ogni tentativo di discussione “nelle sedi e nelle forme democraticamente riconosciute”.

L'iter di approvazione del calendario didattico lo dimostra. La commissione didattica paritetica (organo con facoltà di esprimere solo pareri consultivi e il solo composto da un numero pari di docenti e studenti) sebbene fosse stata convocata era stata privata della possibilità di esprimersi venendo sospesa dal presidente di dipartimento Polsi, il quale aveva giustificato la scelta in ragione di una non raggiunta unanimità. Lo stesso Polsi ha poi fatto girare nei giorni precedenti al Consiglio una circolare in cui invitava i docenti a non calendarizzare l'appello di dicembre per l'anno venturo in quanto non previsto in un calendario ancora tutto da discutere e da approvare.