CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!
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lunedì 24 giugno 2013

FUORICORSO Fanzine degli studenti in lotta!



versione integrale consultabile online
FUORICORSO Fanzine degli studenti in lotta! secondo numero

Verso la rottura di un modello di accumulazione basato sulla valorizzazione dei saperi e l'impoverimento sociale.

Vogliamo iniziare a confrontarci con le mutate condizioni, bisogni e desideri della composizione studentesca. Il passaggio segnato dal decreto Profumo, al di la' delle sue incerte sorti legislative, testimonia di un'accelerazione nel processo di dismissione dell'università pubblica e del restringimento dell'accesso al mondo dei saperi. Questo processo è stato conflittualmente attraversato da tre importanti cicli di movimento: No Moratti (2005), Onda (2008), No Gelmini (2010). La sconfitta di questi movimenti ha prodotto un mutamento dei caratteri della soggettività universitaria, sempre più dispersa nei contesti della precarietà metropolitana e dell'accettazione dell'indebitamento come condizione per accedere ai servizi.

Il decreto - che prendiamo ad esempio come summa di processi già sedimentati nei rapporti sociali che regolano la valorizzazione capitalistica dei saperi - nelle sue linee portanti, si compone di due indirizzi fondamentali ai quali, simmetricamente, corrispondono due retoriche masticate ormai da tempo: innalzamento dei requisiti formativi da conseguire in termini di CFU per il mantenimento delle borse di studio e la diminuzione delle soglie di accesso in termini di ISEE ai sussidi per il diritto allo studio. Il primo aspetto articola una retorica del merito – pretendendo di incentivarlo -, il secondo aspetto articola una retorica della scarsità di risorse – propugnando una loro razionalizzazione.

giovedì 18 aprile 2013

Università di Pisa: è il momento di aprire nuove vertenze sociali


Pubblichiamo un documento di sintesi eprospettiva sulla vertenzialità sociale aperta dai soggetti in lotta a Pisa nei contesti della precarietà e della formazione. Sintesi rispetto ai contenuti dell'assemblea d'ateneo tenutasi martedì 16 che ha portato all'occupazione di Spot, nuovo studentato autogestito nel cuore della città; prospettiva rispetto al conflitto e la lotta per la riappropriazione di reddito nel mondo dei saperi e del precariato in formazione. L'esigenza di maturare un punto di vista di parte che sappia definire un'alterità nell'affrontare conflittualmente la crisi porta ad indicare terreni di lotta precisi e le controparti responsabili della nostra precarietà. Il documento è stato redatto a margine dell'assemblea dagli stessi studenti che hanno scelto di occupare Spot suggerendo, forti di un'esperienza concreta, il campo comune di una cooperazione antagonista e ricompositiva adeguata alla fase e al contesto di lotta pisano.

Università di Pisa: è il momento di aprire nuove vertenze sociali

L'assemblea d'Ateneo del 16 Aprile ha fatto emergere un punto di vista collettivo e di parte sulla crisi di sistema che attraversiamo. Questa ha profondamente mutato in questi anni la nostra condizione e i nostri comportamenti in quanto soggetti in formazione.
Un decennio di attacchi ai diritti e alle garanzie della soggettività studentesca, alla sua identità sociale ha incrinato drammaticamente per un'intera generazione le prospettive emancipative entro un quadro di compatibilità con il sistema.

venerdì 11 maggio 2012

La precarietà rifiuta la riforma del lavoro: facoltà occupata

La costruzione dello sciopero sociale e generale passa anche per l'università. Rilanciare i momenti di incontro e pratica effettiva del rifiuto della Riforma del lavoro significa per gli studenti precari e disoccupati riappropriarsi dei luoghi di produzione e disciplinamento del sapere. Con la due giorni di incontro e dibattito nella Facoltà di lettere occupata – in contemporanea con la tre giorni nei locali universitari occupati dell' ex Gea – si apre uno spazio per la costruzione dal basso del blocco e del rifiuto di una Riforma del lavoro che mira a precarizzare l'intera produzione sociale.
Di seguito il comunicato sull'occupazione:

LA PRECARIETÀ IN SCIOPERO
Due giorni per la costruzione dello sciopero sociale e generale
Oggi 11 maggio dopo un presidio alla mensa universitaria di Via Martiri come studenti, precari e disoccupati abbiamo occupato i locali della Facoltà di Lettere al fine di aprire uno spazio di incontro e dibattito per costruire e praticare lo sciopero sociale e generale contro la Riforma del lavoro Fornero. La Riforma del lavoro non è un attacco solo alle garanzie sociali sancite dallo Statuto dei lavoratori, realizza anzi un più ampio progetto di precarizzazione delle nostre vite.
Siamo convinti della necessità di intervenire subito rompendo il silenzio che circonda la Riforma. A fronte dell'assenza e della complicità della politica e della burocrazia sindacale, ci riappropriamo
direttamente degli spazi che ci consentano di costruire forme di opposizione dal basso che sappiano mettere assieme il mondo lavorativo e il precariato sociale in egual misura minacciati, stretti tra la perdita delle tutele e il crescente indebitamento.
Nell'università occupata moltiplichiamo i luoghi di incontro nei quali le realtà produttive mobilitatesi in questi ultimi giorni a Pisa e nella provincia, insieme a quanti tra precari, studenti e disoccupati già si sono incontrati nello spazio di Occupy Piazza Dante, possano concretamente intrecciare i propri percorsi di lotta nell'assemblea di venerdì 11 alle ore 18 per costruire, organizzare e praticare lo sciopero generale e respingere la Riforma Fornero. Seguirà venerdì 11 alle ore 20 aperitivo + festa trash.
Sentiamo anche l'esigenza di confrontarci con le esperienze di resistenza transnazionale che attraversano la crisi e propongono e praticano forme alternative di organizzazione del produrre collettivo. Per conoscere e discutere i linguaggi e le pratiche dei movimenti "occupy" sviluppatisi negli Stati Uniti si terrà negli spazi della facoltà di lettere la presentazione del libro "Occupy. I movimenti nella crisi globale" con i curatori Anna Curcio e Gigi Roggero, sabato 12 alle ore 16 e 30. Seguirà sabato 12 alle ore 19 l'aperitivo musicale.
Partendo dall'università come luogo di incontro e produzione di precarietà, come giovani studenti e precari rifiutiamo l'imposizione di questa normalità fatta di sacrifici a sole spese nostre. Apriamo uno spazio di incontro con la volontà di ricomporre la comune condizione di precarietà in un movimento che pratichi effettivamente lo sciopero generale, capace di includere e valorizzare tutti i soggetti del conflitto.
Studenti e precari per la costruzione dello sciopero sociale e generale 

giovedì 10 maggio 2012

Ora basta!Blocchiamo la riforma Fornero

La riforma "contro il lavoro" Fornero è da settimane in parlamento. Soltanto la reattività degli operai con scioperi, blocchi e occupazioni ha evitato che questa ennesima misura di precarietà e sfruttamento, diventasse immediatamente legge. Adesso, mentre i sindacati confederali, sostanzialmente, accettano l'impianto della riforma, la crisi continua a polarizzare la società. Da una parte le misure di austerità, promosse dal governo dei tecnici, delle banche e sostenute dal sistema dei partiti; Dall'altra il 99%: chi studia e fa gli stage, chi subisce il contratto di apprendistato, chi lavora, chi lo sta perdendo, chi lo cerca perché disoccupato.
Le decine di suicidi a catena che stanno avvenendo, fanno emergere una situazione d'insopportabilità, continuamente narrata dai media per esorcizzare la possibilità che essa cambi davvero. Ma questo cambiamento, risiede nella capacità di costruire un movimento, che individua la comune condizione di precarietà, e che rifiuti la logica dei sacrifici a senso unico.
Da queste settimane di lotta, di emersione di nuovi stimoli alla discussione ed alla partecipazione, nasce l'esigenza di continuare a confrontarci collettivamente, per cercare di rispondere alle istanze di trasformazione che provengono da tante realtà, in nuovi contesti e forme.
Lo sciopero generale, per noi che siamo da tre mesi in presidio permanente, non può essere il momento da aspettare che risolve tutti i problemi; bensì il processo che deve costruire un NO alla riforma Fornero capace di comporre, aggregare e connettere le differenti soggettività in lotta.

giovedì 19 aprile 2012

LA RIFORMA FORNERO NUOCE GRAVEMENTE AGLI STUDENTI


L’università della crisi, nella quale ci troviamo oggi, ci offre corsi di laurea tagliati, laboratori vuoti, un offerta didattica in molti casi scadente. Mentre dai sontuosi uffici del rettorato, arrivano comunicati compiaciuti dei tecnici, per essere riusciti a “gestire” i tagli, ma la realtà che noi viviamo, dentro e fuori le aule del nostro Ateneo, è sempre più intrisa di insoddisfazione e rassegnazione.

L’austerità comincia a bussare, con insistenza, alle porte dei nostri appartamenti in affitto, attraverso l’aumento delle bollette, della benzina e dei beni di prima necessità, alla stangata dell’Imu, che porterà, verosimilmente un aumento degli affitti, alla tassazione delle borse di studio (subito ritirata dal governo, al primo accenno di lotta da parte degli specializzandi). In questa grave situazione, l’azienda del Diritto allo studio aumenta il prezzo della mensa, non garantisce gli alloggi agli studenti idonei alle borse di studio e chiude servizi come il Servizio Editoriale Universitario, che garantiva agli studenti dispense a prezzo di produzione, salvandoli dallo “svenamento” che copisterie e case editrici producono tutti i giorni.La nuova riforma del lavoro firmata Monti-Fornero, peggiorerà ulteriormente le nostre condizioni di vita e destinerà, definitivamente, il nostro futuro alla precarietà. Infatti da una parte favorirà il licenziamento dei 50enni, troppo dispendiosi e poco produttivi, dall’altra  favorirà l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, ma a quali condizioni?

venerdì 16 marzo 2012

Perché ci chiamano “sfigati”.

La politica dei sacrifici e l'economia del debito nel mondo della formazione.

La politica è il ricatto finanziario . Ci sentiamo ripetere questa cantilena: “dovete fare sacrifici!”: l'unilateralità di questo comando investe la crisi della politica. Il governo della cosa pubblica è consegnato all'efficientismo gestionale dei tecnici, alle forme della governance. 

Non c'è contrattazione possibile. Il livello del politico diventa solo il filtro esecutivo di disposizioni sovraordinate. Emerge con chiarezza l'interesse della finanza e dei suoi flussi di denaro, come livello del comando su una realtà sociale e produttiva sempre più impoverita.

La formula applicativa di questi dispositivi ci è nota ed è quella del modello Marchionne: i sacrifici vanno fatti perché lo si è deciso, o meglio l'oggettività imposta delle leggi del mercato lo ha deciso e pertanto non solo farli è necessario ma è anche giusto; e tutto questo non può essere oggetto di discussione. 
Non a caso Marchionne afferma “di Monti mi piace tutto”: allo stesso tempo il Capo del Governo si presenta come tecnico super partes e appare come modernizzatore del paese nel quadro dei nuovi equilibri del capitalismo finanziario dentro la crisi.
Assistiamo di fatto al commissariamento totale di quegli istituti democratici già a lungo sviliti per i quali ora non ci si preoccupa neanche più di trovare una qualche legittimità. 

Emblematico a riguardo il caso greco, o forse sarebbe più opportuno parlare di “prospettiva greca”: il governo Papandreou è costretto a fare una brusca marcia indietro, dopo essere ricorso alla consultazione referendaria imposta dall'opposizione sociale.