La
politica dei sacrifici e l'economia del debito nel mondo della
formazione.
La politica è il
ricatto finanziario . Ci sentiamo ripetere questa cantilena:
“dovete fare sacrifici!”: l'unilateralità di questo comando
investe la crisi della politica. Il governo della cosa pubblica è
consegnato all'efficientismo gestionale dei tecnici, alle forme della
governance.
Non c'è contrattazione possibile. Il livello del
politico diventa solo il filtro esecutivo di disposizioni
sovraordinate. Emerge con chiarezza l'interesse della finanza e dei
suoi flussi di denaro, come livello del comando su una realtà
sociale e produttiva sempre più impoverita.
La formula applicativa di
questi dispositivi ci è nota ed è quella del modello Marchionne:
i sacrifici vanno fatti perché lo si è deciso, o meglio
l'oggettività imposta delle leggi del mercato lo ha deciso e
pertanto non solo farli è necessario ma è anche giusto; e
tutto questo non può essere oggetto di discussione.
Non a caso
Marchionne afferma “di Monti mi piace tutto”: allo stesso tempo
il Capo del Governo si presenta come tecnico super partes e appare
come modernizzatore del paese nel quadro dei nuovi equilibri del
capitalismo finanziario dentro la crisi.
Assistiamo di fatto al
commissariamento totale di quegli istituti democratici già a lungo
sviliti per i quali ora non ci si preoccupa neanche più di trovare
una qualche legittimità.
Emblematico a riguardo il caso greco, o
forse sarebbe più opportuno parlare di “prospettiva greca”: il
governo Papandreou è costretto a fare una brusca marcia indietro,
dopo essere ricorso alla consultazione referendaria imposta
dall'opposizione sociale.
