CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!
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venerdì 16 marzo 2012

Perché ci chiamano “sfigati”.

La politica dei sacrifici e l'economia del debito nel mondo della formazione.

La politica è il ricatto finanziario . Ci sentiamo ripetere questa cantilena: “dovete fare sacrifici!”: l'unilateralità di questo comando investe la crisi della politica. Il governo della cosa pubblica è consegnato all'efficientismo gestionale dei tecnici, alle forme della governance. 

Non c'è contrattazione possibile. Il livello del politico diventa solo il filtro esecutivo di disposizioni sovraordinate. Emerge con chiarezza l'interesse della finanza e dei suoi flussi di denaro, come livello del comando su una realtà sociale e produttiva sempre più impoverita.

La formula applicativa di questi dispositivi ci è nota ed è quella del modello Marchionne: i sacrifici vanno fatti perché lo si è deciso, o meglio l'oggettività imposta delle leggi del mercato lo ha deciso e pertanto non solo farli è necessario ma è anche giusto; e tutto questo non può essere oggetto di discussione. 
Non a caso Marchionne afferma “di Monti mi piace tutto”: allo stesso tempo il Capo del Governo si presenta come tecnico super partes e appare come modernizzatore del paese nel quadro dei nuovi equilibri del capitalismo finanziario dentro la crisi.
Assistiamo di fatto al commissariamento totale di quegli istituti democratici già a lungo sviliti per i quali ora non ci si preoccupa neanche più di trovare una qualche legittimità. 

Emblematico a riguardo il caso greco, o forse sarebbe più opportuno parlare di “prospettiva greca”: il governo Papandreou è costretto a fare una brusca marcia indietro, dopo essere ricorso alla consultazione referendaria imposta dall'opposizione sociale.