CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!

giovedì 11 ottobre 2018

In su l’orlo a sedere: giovani, studenti, ordinati e diffidati



1. 
Se non si chiede il permesso – con debito preavviso, e nel rispetto di tutte le clausole assicurative e di sicurezza e in una situazione pienamente regolare, s’intende - non si è autorizzati a… incontrarsi. Succede all’Università di Pisa. Se passeggi in città, prendi un gelato non puoi sederti sui gradini. Succede a Pisa. Non sarà il medioevo che incombe, il fascismo che torna, l’autoritarismo e tutte quelle cose lì un po’ naif… ma certo queste misure stanno strette, perché è l’ottusità a stare stretta. L’ottusità sì, per ora c’è soprattutto questa, contro di noi. Noi che non abbiamo da difendere il lume del progresso contro il ritorno dell’età buia perché il corso degli eventi non ha mai mantenuto le sue promesse: emigriamo, fatichiamo, versiamo denaro in tasse e pagamenti vari tanto, quanto e più di ieri. Mamma e papà si aspettavano dell’altro per noi: saremmo già dovuti essere grandi e indipendenti. Invece no e ci tocca pure consolarli. Viziati! Altro stress che s’aggiunge, ma che ci si può fare, il tempo non si ferma mica. Ormai siamo in un’altra epoca, quella che non regala nulla. 
2.
L’ottusità è contro di noi ed è pericolosa. Ha i suoi schemi che rispondono a una realtà come dovrebbe essere in base a qualcuno o a qualcos’altro. Il problema del Magnifico Rettore non è che sia affetto da una sindrome di oscurantismo ma il fatto che sia letteralmente ossessionato dalle regole, dalle procedure, da principi di buon senso ma esterni alla vita in comune e alla quotidianità delle cose che permettono agli studenti di questo ateneo oltre che di studiare, sgobbare, correre dietro ai prof., ai crediti, ai laboratori, di... vivere, ovvero di usare questa università, i suoi spazi e le sue occasioni e non di esserne usati. C’è sempre una lotta per sottrarsi a ciò che ti trasforma in un oggetto di un altro processo, nel suo prodotto. È un po’ la vita che si ribella a questo anche se poi non sa bene dove andare a sbattere, ma quello conta poco. È un altro problema. Perché comprendere cosa si sta facendo, dove e con chi lo si fa è più importante di apprendere quello che si sta facendo. Ma questo non si ritrova nei fini istituzionali dell’università. Ne rappresenta anzi il contrario. È ciò che ognuno di noi prova a scoprire ogni giorno per dare un senso ai propri sacrifici stabilendo dei significati tra il mondo regolato dell’istituzione e quello che sta fuori: le altre esperienze possibili della nostra vita. Belle, appaganti, gratificanti.
3. 
Non siamo degli idealisti, o non siamo soltanto degli idealisti: vediamo come vanno le cose, siamo nell’epoca che non regala nulla e questa università è decisamente avara. L’ideale della Cultura, dell’emancipazione attraverso il Sapere… questi luoghi comuni con le iniziali maiuscole appartengono all’era mitica delle nostre società. L’università deve formarci. Ci siamo iscritti anche per questo, per formarci per questa società, prima ancora di aver formulato un giudizio su di essa o rinviandolo indefinitamente per non dover fare i conti con noi stessi. Ma almeno questo investimento deve avere condizioni accettabili, cercando di non vivere male. Non vogliamo neanche inscenare uno scontro tra le forze della cultura alternativa ricca e fantasiosa e quella della cultura ufficiale babbiona e inaridita armata di diffide contro l’insolenza. Siamo una generazione annoiata dal tiro al bersaglio sulle colpe del sessantotto, dei sessantottini,dei loro nipoti e di tutte le loro caricature più o meno fedeli all’originale. Non si tratta di questo. Si tratta però di avere delle occasioni per sottrarsi, respirare, guardare le cose dall’esterno e comprendere se questo percorso di studi e di vita alle loro regole, a questi ritmi, con questi contenuti sia un’esperienza vantaggiosa. 
4.
Allora poco importa si tratti di un cineforum, di una serata tra studenti, di un dibattito in uno spazio aperto prendendo a calci una porta per liberarlo dalla polvere. La cosa più importante è conquistarsi le occasioni in questa università per comprenderla assieme e magari cambiarla di segno. Può bastare un incontro, una conversazione inaspettata, anche su un gradino, contravvenendo nonostante il rischio della contravvenzione all’imperativo sociale di stare al tavolino, consumare e tornare a casa con 20 euro in meno. Le strade già tracciate dal mercato sono già state battute da altri. Chi ci costringe a percorrerle, a non deviare, parla in nome di un buon senso che si confonde con il conformismo del “bisogna adeguarsi, è così che vanno le cose”. È così che ci hanno rifilato questa corsa al massacro per un’aspettativa di futuro avvelenando ogni giorno il senso di quello che facciamo. Vogliamo invece rimboccarci le maniche e scoprire dell’altro. Saremmo già dovuti essere grandi e indipendenti.
5.
Cosa c’entrano queste divagazioni con un’ordinanza distopica e un Rettore paranoico che dispensa daspo universitari per ogni manifestazione extra-istituzionale che si svolge tra le mura dell’ateneo? Tutto e niente. Si tratta però di scoprire un desiderio radicale per affrontare queste cose con qualche strumento in più oltre allo sdegno per i loro effetti liberticidi. Abbiamo bisogno di lottare per un nuovo significato di questa università e della nostra gioventù in questa città anche e soprattutto battendoci contro la regolamentazione totale di esperienze di studio, di vita, di socialità già da tempo erose nella loro possibilità di diventare nostre esperienze di studio, di vita e socialità per la nostra crescita e la nostra libertà. C’è una decisione che si può prendere: basta con l’ottusità di questi minchioni, abbiamo ben altro da guadagnare. Abbiamo da restituire quello che facciamo a noi stessi, l’università, lo studio, i rapporti con gli altri.
6.
Diogene il cinico viveva in una botte. Un po’ sbattuto per strada, con nulla di suo se non una ciotola di legno. Raffaello lo raffigura seduto stravaccato sui gradini della Scuola di Atene, solo, in mezzo all’affresco. Irrideva le convenzioni e per questo veniva deriso anche se non multato. Quando venne venduto a Creta come schiavo gli si chiese cosa sapesse fare e rispose solo: “comandare gli uomini”. Vide quindi un tale con un mantello di porpora e chiese di essere venduto a lui. “Quest’uomo ha bisogno di un padrone”, sentenziò.
A chi gli disse che il vivere è un male così corresse: “non il vivere, ma il viver male”.
Collettivo Universitario Autonomo
Pisa, ottobre 2018

venerdì 27 ottobre 2017

La mensa nuova è bella... ma non funziona: la ridarella vigliacca che quasi provoca uno sciopero selvaggio

È da qualche giorno che distribuiamo un volantino sul piano di ristrutturazione della mensa tra i nostri colleghi piantati in fila o stretti tra i nuovi tavoli del ristorante universitario di via Martiri. Per compensare il buco di bilancio di oltre 2 milioni e 800mila euro, l'azienda regionale per il Diritto allo Studio Universitario ha infatti deciso di recuperare il disavanzo - oltre che dalla caritatevole elemosina della regione Toscana, che ha parzialmente coperto il buco - aumentando i costi dei pasti (aumenti in vigore dal 1 marzo 2017) e cercando di ridurre forzatamente l'utenza della nuova mensa, per risparmiare sui costi di gestione e sul personale e limitarne l'uso, comunque caro, ai soli borsisti. La nuova mensa è (all'apparenza) un gioiellino (sì, di quelle cose da Eataly di Farinetti, mala tempora currunt) ma palesemente inadeguata a soddisfare un'utenza ampia, che non riguardi i soli borsisti, che già sono meno di quanti dovrebbero essere.

I lavoratori della mensa sono costretti a turni di lavoro massacranti, sottoposti a stress continuo per le pressioni dei dirigenti, e dopo numerose richieste inascoltate e a fronte della carenza di personale hanno proclamato uno stato di agitazione astenendosi dagli straordinari. Questa mattina, in camice bianco, tra studenti e lavoratori, si trovavano anche una serie di dirigenti del diritto allo studio, tra i quali Carpitelli, responsabile del servizio ristorazione e la Puntoni, responsabile della progettazione delle nuova mensa. Per questo nuovo prodotto hanno raggiunto nuovi obiettivi e hanno visto lievitare i loro già ingenti stipendi. Sghignazzava e rideva in faccia a studenti e lavoratori Carpitelli stamani.

“ma che avrai da ridere?” ha urlato qualcuno. Forse rideva degli studenti costretti a fare file estenuanti per sgomitare nella speranza di trovare un posto a sedere o si forse si compiaceva della politica del DSU toscano sul servizio ristorazione: sale più piccole, con meno sedie, due soli banconi e casse minuscole per risparmiare sui costi e sull'utenza, senza cambi turno per i dipendenti, vissuti con fretta, disagio e spese sempre più elevate dagli studenti e con continue dichiarazioni della ASL che ne decretano la non-idoneità.
Ridevano. Poi la situazione gli è sfuggita di mano, quando diversi studenti si sono alzati in piedi, altri hanno applaudito e le code ai banchi sono aumentate all'improvviso. Deve aver smesso di ridere in quel momento. Ma era nascosto e non l'abbiamo più visto.

Basta! Vogliamo pasti decenti, posto per tutti, una riduzione dei costi del cibo, una migliore gestione della situazione per non dover passare l'unica ora di pausa pranzo in fila con un vassoio, senza pesare sulle spalle dei lavoratori della mensa, oggi quasi scesi in sciopero spontaneo davanti ai nostri megafonaggi e all'arroganza senza fine dei loro capi, buoni solo a ricattarli e a riderci in faccia.
Il servizio mensa deve essere per tutti: comodo ed economico.
I lavoratori devono essere rispettati.
I dirigenti non devono mangiare sulle nostre spalle. Poi possono pure ridere...

Ci vediamo i prossimi giorni.

lunedì 23 ottobre 2017

La mensa nuova è bella... ma non funziona!


File chilometriche per pasti sempre più di scarsa qualità, posti a sedere insufficienti, lavoratori in condizioni di lavoro disagiate: continuamente sottopressione e spesso bloccati per gli ingorghi prodotti da un percorso ai banchi delirante!
Il progetto dell'azienda è chiaro: investire per ridurre. La mensa è bella ma funzionerebbe bene solo con un'utenza ridotta... e chi c'ha più voglia dopo un po' di infilarsi in quel labirinto e perdere un'ora e più per mangiare??

Il ritardo dell'inaugurazione è stato dovuto al mancato superamento dei collaudi. Per non rimanere ore ed ore bloccato nell'ingorgo di studenti affamati devi farti furbo e sorpassare gli altri. Quando hai superato la fila devi iniziare la gara per accaparrarti un posto. Una volta trovato il posto puoi iniziare a mangiare i "gustosissimi" pasti serviti dalla mensa: piatti cucinati con prodotti prevalentemente surgelati, ingredienti di scarsa qualità... per risparmiare sull'importo monetario destinato al servizio mensa. Tutto questo a scapito degli studenti e della loro salute! E se dopo mangiato devi correre in bagno ti tocca ripassare dal via, perché si sono dimenticati di rifare il bagno all'uscita della mensa!
A dicembre 2016 il DSU toscana ha annunciato un buco di bilancio di 2 milioni e 800 mila euro dato che l'azienda per il diritto allo studio regionale deve corrispondere i pagamenti dell'IVA sui servizi. La maggior parte di questo (2 milioni) è stato coperto dal finanziamento della Regione Toscana, mentre i rimanenti vengono recuperati con un aumento monetario dei pasti a mensa (e non solo!) partito il 1 marzo 2017. Anche i lavoratori risentono dei tagli apportati dal DSU: mancanza di incremento del personale, carichi di lavoro non sostenibili perché eccessivi e conseguente aumento di stress.Non vogliamo una mensa da centro commerciale ma pasti decenti perché ci mangiamo tutti i giorni nella breve pausa tra una lezione e l'altra e perché paghiamo per un servizio insoddisfacente!

mercoledì 17 maggio 2017

Genuino Clandestino a Break Now, 18 maggio

Giovedì 18 maggio dalle ore 18.00 all’aula occupata Break Now, presso il Polo Piagge, si terrà un’iniziativa con la partecipazione di Genuino Clandestino e Mondeggi Fattoria Senza Padroni. Di seguito il testo dell’evento.

Siamo lieti di invitarvi Giovedì 18 Maggio alle ore 18.00 al nostro evento, un momento di incontro, presentazione e approfondimento sul lavoro portato avanti dal Movimento di Genuino Clandestino e dalla realtà di Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni.
Tra i temi trattati: Costruire comunità territoriali/Sostenere e diffondere le agricolture contadine/Trasparenza nella realizzazione e nella distribuzione del cibo/Sovranità alimentare/Accesso alla terra e ai saperi contadini/No alla vendita dei terreni agricoli pubblici e degli usi civici/Salvaguardare il patrimonio agro alimentare/Sostenere percorsi pratici di “accesso alla terra” che rivendichino la terra “bene comune”/Costruire un’alleanza fra movimenti urbani, singoli cittadini e movimenti rurali/Sostenere le comunità locali in lotta contro la distruzione del loro ambiente di vita/Antirazzismo/Antifascismo/Antisessismo
A seguire ci sarà un bellissimo aperitivo con alcuni prodotti stagionali a sostegno dei contadini e produttori del GAS NEWROZ.
Il tutto allietato dal trash ribelle di Mainor DJ!

giovedì 4 maggio 2017

Presentazione di 77 E POI… e METROPOLI

Giovedì 11 maggio alle ore 18.00 presso l’aula multimediale, Palazzo Ricci (via Santa Maria 8, Pisa), il Collettivo Universitario Autonomo organizza: “Ce l’hanno fatta pagare cara, ma ci siamo divertiti un casino”; presentazione di “77 e poi…” e della ristampa di “Metropoli”. Saranno presenti Oreste Scalzone e Franco Piperno.
77 E POI…
1977: assalto al cielo, che “finalmente cade sulla terra”. Mentre “il cielo della politica” è scosso da vicende infime come gli scandali, si impenna l’onda della sovversione sociale. Occupazioni, scontri di piazza, l’assassinio poliziesco di Francesco Lorusso, l’immenso tumulto del 12 marzo a Roma. Irrompe un movimento inedito: una “generazione ’77” esonda da fabbriche e scuole, militanti tracimano dalla sinistra extraparlamentare. Si contestano economia e società, Stato, partiti, sindacati, status quo e narrazioni di futuro.
METROPOLI
Nel giugno 1979 arrivò nelle edicole e vendette subito uno sproposito il primo e molto atteso numero di una nuova rivista. Si chiamava Metropoli ed era redatta, come spiegava il primo editoriale, «da un collettivo di compagni che, nel suo insieme, ha attraversato il ’68, l’autunno

domenica 23 aprile 2017

Intervista ad uno studente lavoratore: “La Coop sei tu”. Anche no!?

Finalmente arriva la chiamata per un’offerta di lavoro. Un colloquio, una prospettiva di lavorare è proprio quello che mi mancava in questo periodo, immerso nella sessione di esami.
A chiamarmi stavolta è la Coop, dove vado spesso a fare la spesa e ci lavorano anche dei miei amici. Mesi fa avevo compilato il curriculum on-line sul sito. Finalmente è arrivata la chiamata. Durante la telefonata mi viene specificato che cercano studenti universitari per coprire i turni fine-settimanali, 16 ore di lavoro da suddividere sul sabato e la domenica. Mi sta bene e concordiamo al telefono un appuntamento per il colloquio.
Mi reco il giorno indicato al supermercato Coop di Santa Maria a Monte. Location un po’ fuori portata per tanti studenti che magari non hanno la macchina, ma io per fortuna ce l’ho e mi sono avviato.

venerdì 21 aprile 2017

Libertà per Gabriele Del Grande

Anche Pisa, come tante altre città d’Italia, è scesa in piazza per reclamare la libertà per Gabriele Del Grande, reporter italiano prigioniero da giorni nelle carceri turche. L’appuntamento è per venerdì 21 aprile, ore 18.00, in Piazza dei Cavalieri.

Il 18 Aprile alle 14.30 Gabriele del Grande è riuscito a fare una telefonata dopo infinite proteste.
È la prima telefonata concessa da domenica 9 quando è stato fermato dalle autorità turche al confine nella regione di Hatay.
Era in Turchia dal 7 Aprile.
Dice Gabriele: “Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei

lunedì 10 aprile 2017

Il 10 aprile a Lucca una grande prova di dignità e riscatto

Il 10 aprile a Lucca centinaia di persone hanno sfilato contro il G7 dei Ministri degli Esteri, contestando il vertice che di fatto riuniva i delegati dei paesi responsabili dei massacri e delle guerre che stanno sconvolgendo buona parte del pianeta. In una città svuotata e blindata, si è scelto di manifestare nonostante i divieti e le minacce della Questura, impattando sui cordoni di polizia nel tentativo di raggiungere il centro storico e sostenendo delle violente cariche. Anche da Pisa e da altre città della Toscana decine e decine di persone hanno deciso di prendere parte a questa giornata di lotta; pubblichiamo di seguito il comunicato prodotto il giorno stesso dalla rete Lucca contro il G7.
IL 10 APRILE A LUCCA UNA GRANDE PROVA DI DIGNITA’ E RISCATTO, NONOSTANTE LA VIOLENZA DELLA POLIZIA
Ci sarà tempo e modo di fare analisi più approfondite sulla giornata di oggi, ma alcune cose ci preme dirle fin da subito, a chi come un disco rotto vede la presunta violenza dello spingere dietro una rete e non vede la violenza dei ministri riuniti nel cuore della nostra città per decidere le prossime guerre e i prossimi morti, dai paesi Nato fino ai rappresentanti della Turchia del dittatore Erdogan e di Qatar e Arabia Saudita, gli stati che hanno finanziato e armato l’Isis e le altre milizie jihadiste che insanguinano la Siria e le nostre città europee.

venerdì 7 aprile 2017

Pisa contro il G7

Pubblichiamo di seguito il comunicato e il video della conferenza stampa tenutasi ieri in Piazza Dante per annunciare la partecipazione, anche da Pisa, alla manifestazione di lunedì 10 a Lucca contro il G7 dei Ministri degli Esteri. Partenza da Pisa alle ore 14.00 alla stazione.
VOSTRE LE GUERRE, NOSTRI I MORTI!
Anche da Pisa saremo presenti alla manifestazione che si terrà a Lucca lunedì 10 aprile, per contestare il G7 dei ministri degli esteri. Sono numerose le ragioni che ci spingono, come cittadini, studenti e precari, collettivi, comitati e associazioni a raccogliere l’appello di Lucca Contro il G7 ed opporci alla presenza dei padroni del mondo a pochi chilometri dalla nostra città.
Lucca il 10 e 11 Aprile ospiterà il G7 dei ministri degli esteri. È il più importante degli 11 incontri con cui il governo Gentiloni, nell’anno di presidenza italiana del G7, prepara (senza badare a spese) il Summit che si svolgerà a Taormina il 26 e 27 Maggio. Il G7 è formato dai sei maggiori paesi della Nato – Stati uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia – più il Giappone, il più importante alleato degli Stati uniti e partner Nato nella regione Asia/Pacifico.

domenica 12 marzo 2017

Lotto Marzo, Lotto sempre

L’8 marzo milioni di donne in tutto il mondo sono scese in piazza e hanno scioperato al grido “Se non valiamo, non produciamo”, rispondendo all’appello argentino “Ni una Menos” contro la violenza di genere, economica, sociale, lavorativa, sanitaria e istituzionale.
Una giornata centrale nel porsi come punto contemporaneamente di inizio e fine. Fine del femminismo istituzionale che da decenni usa il corpo e la vita delle donne come strumento di controllo e propaganda, vedendo la violenza solo come emergenzialità. Inizio, o potenziale emersione, di un soggetto che afferma la propria potenza, a partire da se stesse e dal rifiuto del proprio ruolo sociale e lavorativo. Questo pensiamo sia il punto zero da cui ripartire per far sì che l’otto marzo sia tutti i giorni, per trasformare e lottare nella nostra quotidianità.

giovedì 9 marzo 2017

Occupata la Mala Servanen Jin

Ieri sera dopo il corteo è stato occupato lo stabile in via garibaldi dall’assemblea delle donne in lotta che ha dato vita alla mala Servaven Jin occupata (casa delle donne che combattono), nome che si rifà alle lotte delle donne kurde. La struttura di proprietà del Comune è stata costruita con i fondi vincolati dalla legge martelli come centro di prima accoglienza per migranti. Nel 2013 ol comune e la società della salute mettono in campo un progetto di ristrutturazione tramite un investimento di 640 mila euro per cui la struttura è stata chiusa. Nessun lavoro é mai stato eseguito e anni di abbandono hanno reso la struttura una “bomba igienica”. Le occupanti denunciano questo stato di abbandono e incuria dei beni pubblici, lanciando i primi due giorni di pulizie collettive per domani e sabato. Domenica è invece lanciata l’assemblea cittadina alle ore 18.
Di seguito il comunicato diffuso dall’assemblea delle donne in lotta.

sabato 28 gennaio 2017

Via dell'Occhio la lotta per il diritto allo studio continua

A dicembre 2016 l’avvocatura dell’azienda per il diritto allo studio universitario ha inviato ad una studentessa precaria un’ingiunzione di pagamento di oltre 300 mila euro per un supposto danno dovuto all’occupazione dell’immobile di via dell’Occhio avvenuta nel 2009.
Questa decisione è stata presa nel Consiglio d’Amministrazione del 29 luglio nel quale non era presente la componente studentesca. In quest’atto è presentata una ricostruzione faziosa e strumentale della vicenda di via dell’Occhio col chiaro intento di intimorire gli abitanti e farli uscire dall’immobile, coinvolto nell’ennesima operazione speculativa. Infatti la palazzina di proprietà del DSU insieme alla residenza studentesca Campaldino sono in permuta per la costruzione della casa dello studente San Cataldo, i cui lavori di costruzione dovrebbero terminare a dicembre 2018.

giovedì 29 dicembre 2016

Natale di tagli per il Diritto allo Studio

All’ombra delle feste natalizie l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio della Toscana ha approvato il bilancio previsionale in cui sono previsti 2,8 milioni di euro in meno. Questo perché l’Agenzia delle Entrate ha deciso di far pagare anticipatamente l’IVA sui servizi. Il governo continua le politiche di taglio al sociale, per finanziare invece il salvataggio delle banche, come sta accadendo per la Monte dei Paschi di Siena. La regione Toscana ha deciso di coprire con 2 milioni questo deficit di bilancio, rimangono in questo modo scoperti 800 mila euro che saranno tagliati dai servizi e scaricati sugli studenti e le studentesse. Non sarà garantita la copertura totale della borsa servizi (misura che un anno fa il DSU spacciò come strumento ‘paracadute’ per tutti coloro che perdevano i benefici del diritto allo studio a causa del ricalcolo degli indicatori ISEE). Inoltre verrà varata una nuova fasciazione per le mense universitarie che vedrà un rincaro del costo del pasto per tutte le fasce di reddito.

mercoledì 30 novembre 2016

27 Novembre. Corteo nazionale C'è chi dice NO

Di seguito il comunicato di “C’è chi dice NO Pisa” riguardo alla manifestazione nazionale del 27 novembre a cui tanti e tante hanno partecipato anche dalla nostra città.

Finalmente è giunto il giorno atteso e preparato per lungo tempo; oltre 50.000 persone ieri hanno attraversato le vie di Roma per dare corpo ad un segnale di rifiuto collettivo verso il Governo Renzi, un sonoro NO che anticipa quello da portare la settima prossima alle urne.
Anche da Pisa sono stati in molti a decidere di partecipare alla manifestazione: tre pullman pieni organizzati dalla rete “C’è chi dice NO”, a cui si sommano le persone che dalla nostra città hanno raggiunto Roma con mezzi propri e quelle che erano lì dal giorno prima per partecipare al corteo contro la violenza di genere.
La piazza di Roma si è dimostrata veramente eterogenea; persone di tutte le età e provenienti da molte parti di Italia. Tanti i comitati attivi nei propri territori come ad esempio il Movimento No Tav e quello contro le Grandi. Massiccia la presenza dei movimenti di lotta per la casa: dalle occupazioni abitative della capitale migliaia di persone hanno preso parte al corteo, decise a dare una spallata al responsabile del’infame Piano Casa. Insieme a loro tanti inquilini resistenti, occupanti di case, reti anti-sfratto provenienti da altre città, fra cui i comitati di quartiere pisani. Moltissimi anche gli studenti delle superiori, gli universitari e i giovani precari e disoccupati; la componente giovanile si è rivelata un segmento importantissimo del corteo, come già era stato il 5 novembre a Firenze. Dalla Toscana diverse realtà territoriali hanno preso parte alla manifestazione riunendosi dietro al medesimo striscione; tanti i cori intonati contro il jobs act, la precarietà, lo sfruttamento, gli sfratti.
Il corteo è terminato in Piazza del Popolo dove nei giorni scorsi era stato montato un enorme palco, da cui si sono succeduti alcuni interventi ed infine si è tenuto il degli artisti per il NO, tra cui 99 Posse, Assalti Frontali e Radici nel Cemento. Migliaia di persone sono rimaste a festeggiare al termine di questa straordinaria giornata, che è riuscita nell'intento di muovere un importante pezzo di società che si oppone fermamente a Renzi ma che non accetta che a rappresentare il NO siano i vari Salvini, Berlusconi e D’Alema.
Il corteo di “C’è chi dice NO”, totalmente autorganizzato e autofinanziato, nell'assoluta censura mediatica e nonostante vari tentativi di ostacolarlo è riuscito a portare in piazza numeri molto maggiori di quelli del Pd, della Lega e del Movimento 5 Stelle nelle rispettive adunate nazionali per il referendum. Questo è il dato da cui partire per rilanciare il 4 dicembre ancora una volta un NO nelle urne ma soprattutto nelle piazze.

sabato 19 novembre 2016

Assemblea d'Ateneo sul referendum costituzionale

Quest'autunno nel nostro Paese ci troveremo a dover prendere posizione su un referendum costituzionale. Al quesito referendario si aggiunge un carico politico che va al di là della riforma in questione ma ne interseca alcuni presupposti. Il principale di questi riguarda un ampio processo, in atto da decenni, di esclusione da ogni tipo di decisionalità. Nell'università dei giorni nostri questo è l'abituale modus operandi.

In molti ambiti viene proposta una lettura neutrale di questo referendum, sui caratteri tecnici ci saranno appositi momenti di discussione. Quello che ci interessa discutere sono le ripercussioni e i significati di questi dispositivi tecnici. Sin dalle prime uscite pubbliche Renzi ha vincolato la vittoria del Sì alla vittoria delle politiche del suo partito. 

martedì 15 novembre 2016

Occupazione dell'aula Break Now

Il 15 novembre è stata occupata l'aula Break Now, all'interno dell'area Polo Piagge. Di seguito il comunicato dell'occupazione. 


BreakNow nasce da un bisogno comune che sia una pausa tra le lezioni o dalla solita routine. La parola Break ha però un duplice significato: fare pausa e rompere. Rompere la quotidianità, rompere l’idea del ‘non si può fare niente per cambiare lo stato di cose esistente’.
Nel polo Piagge, tra agraria, economia, scienze politiche, giurisprudenza.. c’è troppo e manca molto. Troppa pressione, troppo controllo.. Tutto questo ci sta stretto. La vita scorre frenetica: lezione, caffè, pranzo al volo (se possibile, perché se si va a mensa ci si possono impiegare delle ore prima di poter pranzare per la lunghissima fila che si crea fuori dalla mensa Betti, insufficiente a soddisfare la richiesta), lezione e via.. Si vogliono scambiare quattro chiacchiere col compagno di corso? Non c’è tempo, non c’è spazio. Si vogliono scambiare appunti o libri? Non c’è tempo, non c’è spazio. Se vuoi mangiare il pranzo che ti sei portato da casa perché non hai tempo di andare a mensa, perché non puoi tornare a casa, perché non hai soldi o semplicemente ti sei stancato di mangiare un panino ogni giorno comprato al bar del polo piagge, non sai dove andare! L’inverno sta arrivando e all’aperto non ci si può più stare. Se vuoi studiare in compagnia, magari preparare un esame in gruppo è indispensabile parlare e nelle biblioteche o aule studio è vietato. E quindi non sai dove andare! Molte aule di lezione, che magari restano inutilizzate per qualche ora durante la giornata, rimangono chiuse.
Se per un momento guardassimo la cosa dal di fuori, dall’alto ci accorgeremmo che il polo piagge sembra quasi un edificio costruito appositamente per non sostare. Tutto deve circolare. Gli studenti devono circolare. A lezione finita, fuori dalle palle. Non vogliamo solo attraversarlo il luogo in cui passiamo metà del tempo della nostra giornata, vogliamo anche viverlo. Standoci, prendendocene cura, sentendolo nostro, di tutti. Arrivare in facoltà e non percepire quello che ci sta intorno ostile.
Come studenti ci siamo chiesti: ma possibile che non ci siano aule vuote dove ci si può stare? Studiare, mangiare, leggere.. La risposta è ovviamente no. Gli spazi ci sono sempre. Basta vederli e prenderseli.
Non chiediamo niente di trascendentale.. Chiediamo uno spazio dove stare quando fuori piove e manca un’ora alla prossima lezione, un posto dove sai che incontrerai facce amiche, un’aula dove puoi decidere tu cosa ti piacerebbe vedere appeso alle pareti.. Per anni abbiamo chiesto più spazi per gli studenti all’interno dei poli e la risposta è stata sempre negativa: “Non ci sono spazi”. Noi sappiamo che non è vero, gli spazi ci sono e ce li riprendiamo.

BreakNow c’è ma non si vede..

Island Battleground. Iniziativa contro le basi militari in Sardegna

In un contesto di guerra permanente e dispiegata, il nodo delle risorse rappresenta il fronte interno dei conflitti sui territori: risorse logistiche e militari in Sardegna, dove un movimento popolare ha messo in discussione l'occupazione militare nell'isola. Il comitato studentesco contro l'occupazione militare della Sardegna nasce dall'esigenza di creare un luogo inclusivo e orizzontale dove gli studenti di ogni ordine e grado si possano incontrare per discutere e organizzarsi. Un comitato radicato nelle scuole e nelle facoltà che si inserisca all'interno del movimento sardo ma in un'ottica di lavoro sul territorio, individuando nelle servitù militari del capoluogo o limitrofe il proprio obbiettivo principale. Un comitato che però sia anche capace di essere punto di riferimento nei momenti di lotta che si daranno nelle varie località su cui insistono i differenti poligoni.

A seguire una serata HIP-HOP con :

- RONIN YARO
- IL DAINO
- THE DOGANA CREW
- FUTTA
- SHEIK
- ROCKS and GIANTZ
- LO STRANIERO
- DRUM 'N BASS CON AUT-CAST

giovedì 10 novembre 2016

Presentazione del libro Figli di Nessuno con l'autore Sergio Bianchi


Una generazione di giovani lavoratori di provincia alla ricerca di nuovi spazi di aggregazione, il rifiuto dello sfruttamento selvaggio delle industrie, un’innovativa esperienza di ricomposizione politica del proletariato giovanile, autonoma e orfana di ideologie partitiche a cui ricondurla, entro cui arginarla e ammansirla.

Sono questi i cardini del “racconto corale” di Sergio Bianchi, narrazione poliedrica di un ventennio di trasformazioni e stravolgimenti sociali di quel milanese dei figli di nessuno, protagonisti della concretizzazione del proprio bisogno radicale di rivolta esistenziale in un movimento autonomo attento ad un vasto ventaglio di necessità della propria generazione, ma al tempo stesso saldamente concentrato sulla figura dell’operaio, su una progettualità ineditamente incentrata sulla liberazione DAL lavoro e non DEL LAVORO. 

sabato 5 novembre 2016

5 novembre a Firenze. C'è chi dice NO

Qui la diretta del corteo di Firenze: http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/17821-firenze-dice-no-oggi-in-piazza-contro-renzi-la-leopolda-e-il-divieto-di-manifestare-diretta

Di seguito l'editoriale di Infoaut.org

Tertium non datur? Sulla contestazione alla Leopolda


“Non è il popolo ma le infrastrutture dei partiti a dover aiutare il leader a trovare le soluzioni”, così si esprimeva due giorni fa la Vicepresidente e Assessore alle politiche di welfare e politiche abitative dell'Emilia-Romagna Elisabetta Gualmini. Poche ore prima a Firenze a una manifestazione pubblica convocata in una piazza (fino a prova contraria) pubblica veniva vietato di muoversi in corteo per protestare contro la convention Democratica alla Leopolda. Affermano che la decisione è lo spirito della democrazia e la riforma costituzionale sulla quale si voterà il 4 dicembre ne ottimizza il gioco. Uno scontro si apre allora sulla decisione su come trasformare le regole del gioco, perché tutto non sia già ipotecato.
C'è il Leader e il Partito, tertium non datur... Per chi si vuole scandalizzare, e alla Democrazia ci crede ancora, come spazio su cui contare per contare, si accomodi e cerchi le incongruenze, di materiale ce n'è a bizzeffe... 
La giornata di ieri a Firenze, potenziata dalla molla della reazione all'ennesima prepotenza, contro l'ingiunzione a rassegnarsi, a tacere, a starsene a casa e a non manifestare delinea il quadro di uno scontro che già polarizza un dibattito nel paese. L'opinione e la voglia di esprimerla passa per il contrasto a una linea precisa di comando - chi già oggi appronta soluzioni e prende decisioni e chi no – la quale orienta la linea del comando nei rapporti di classe. La condizione per politicizzare questo dibattito, ovvero perché scenda in profondità nel corpo sociale trasformando la polarizzazione delle opinioni in contrapposizione delle parti, si è resa manifesta ieri: per invertire un rapporto, per contare, non basta affermare una libertà, ma occorre incarnarla in un comportamento di indisponibilità a subire le regole di un gioco definito da altri. Indisponibilità ad accettare i divieti, le cariche e i lacrimogeni, la narrazione unica del leader senza popolo di turno. Questo significa rompere un quadro di compatibilità, condizione minima perché a decidere non sia chi è già d'accordo. Non c'è NO che praticato fino in fondo non si radichi in questa direzione.
La democrazia made in PD e dei loro omologhi d'Oltralpe o d'oltre Oceano si fa in teatrini sigillati dove possono parlare solo gli invitati, e gli invitati sono spesso quelli che pagano l'allestimento e l'affitto del Teatro. Qui si chiamano Confindustria, da altre parti sono i colossi della New Economy o le multinazionali che fondono insieme chimica farmaceutica e sementi Ogm. Su quel che conta sono quasi sempre d'accordo: trattati di commercio da siglare, diritti del Lavoro da abolire, grandi riforme da varare, scuole da privatizzare, costituzioni da abrogare, referendum da portare a casa.
Ieri alla Leopolda si sono incontrati, là dove il “nuovo corso” renziano era cominciato, i padroni di casa nostra: il leader, il suo partito – al suo interno lo spazio democratico per chi dissente c'è, purché rientri all'ovile quando serve (Cuperlo docet!) - finanzieri, industriali, amici e parenti che salvano banche e annegano risparmiatori, costruttori di Grandi Opere e distruttori di territori, palazzinari e grandi investitori.
Ieri, nelle strade di Firenze, si è però anche materializzato l'ospite non invitato, il terzo incomodo. Quell'elemento non previsto nei meccanismi di decisionalità e centralizzazione che rappresentano l'impianto profondo della loro idea di gioco democratico e di riforma. D'altronde, se di democrazia si vuol proprio parlare, non la si può pensare disgiunta dal conflitto, come irruzione dell'inatteso, come la variabile esterna che pratica un No fino in fondo, dalla parola, al voto, alla necessità della contrapposizione per la trasformazione dell'esistente: “ben lungi dall’essere la forma di vita degli individui votati alla propria felicità privata, è il processo di lotta contro questa privatizzazione, il progresso di allargamento di quella sfera”, per cui si tratta di “lottare contro quella ripartizione fra pubblico e privato che assicura il duplice dominio dell’oligarchia nello stato e nella società”.
La giornata di ieri ci spinge a consolidare e approfondire le intuizioni da cui siamo partiti per portare avanti la campagna per il NO al referendum costituzionale. Una giornata che ha svegliato echi inaspettati, ha spaccato il fronte del NO e ricomponendolo in una direzione che va oltre l’anestesia della delega, ha aperto contraddizioni e mostrato spazi di possibilità immensi per farci uscire dal ghetto alternativo in cui ci vorrebbero relegati.
I giovani e meno giovani che ieri si sono scontrati con la polizia per prendersi strade e piazze di Firenze – prima che l' archistar, uno stilista di grido o un nuovo Farinetti le recinti – hanno lanciato ai rappresentanti delle Arti Maggiori un primo avvertimento: i nuovo Ciompi sono stanchi di voucher, buoni scuola (e “buona scuola”), alternanze, stage e lavoro gratuito... Attendendo che il popolo minuto sappia almeno che crocetta segnare il 4 dicembre, danno appuntamento a Roma per il prossimo 27 novembre. Ultimo, pacato avviso all'oligarca: quando avrà perso, se ne dovrà andare...
#C'èchidiceNO



martedì 1 novembre 2016

La democrazia del Pd non dura neanche 2 minuti

Ieri sera dibattito dei sostenitori del SI referendario alla Ctp4 di San Giusto… ma c’è chi dice NO!
I giovani del Partito Democratico avevano in programma un dibattito, alla sede della ex circoscrizione di San Giusto, sulle motivazioni del Si al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ospite della serata Luigi Berlinguer, ex ministro dell’istruzione dal 1996 al 2000 e parlamentare europeo, promotore delle riforme che hanno introdotto l’alternanza scuola-lavoro, l’esame di stato e avviato il processo di smantellamento dell’università.
Nella sala dove si è tenuta l’iniziativa, più che i giovani democratici c’erano una ventina di persone anziane e le solite figure politiche dell’amministrazione comunale: il sindaco Filippeschi, gli assessori al sociale e all’istruzione Capuzzi e Chiofalo. Niente di nuovo insomma, il partito “giocava” in casa e il dibattito doveva flettere, tra applausi e risate, solo da una parte, quella di Renzi.
Ma Filippeschi & co non avevano fatto i conti con chi invece sta portando in giro per tutta Italia le ragioni del NO. Nella sala infatti, erano presenti anche una trentina di giovani, studenti, famiglie sotto sfratto e abitanti dei quartieri popolari che hanno voluto partecipare al dibattito pubblico per portare altri tipi di ragioni. Le motivazioni di chi dice NO sono quelle di una grande fascia della popolazione che subisce le politiche renziane del lavoro sottopagato con i voucher, con i contratti interinali o con il lavoro gratuito camuffato da stage; sono quelle di chi non può pagarsi affitti altissimi ma viene escluso con le nuove leggi regionali dai bandi per la casa popolare; sono quelle di chi viene truffato dalle banche; sono quelle di chi va a scuola e all’università e che nonostante i mille sacrifici non riesce più a vedere una prospettiva per il proprio futuro.
Dopo circa un’ora e mezzo di monologo di Berlinguer che ha illustrato le trasformazioni degli assetti politici che la proposta di riforma costituzionale andrebbe a cambiare se vincesse il Si, il dibattito è stato aperto e, a prendere subito la parola, è stato uno studente universitario che voleva porre dei quesiti ed affermare le ragioni del NO. Non sono passati neanche 2 minuti che il popolo del Pd, infastidito dalla presenza e dalla presa di parola di chi si oppone a questo referendum e a Renzi, ha interrotto prima verbalmente e poi anche con spinte e insulti, lo studente che stava parlando.
Il dibattito è stato inevitabilmente e volutamente interrotto dagli stessi membri del partito che non hanno accettato una posizione diversa dalla loro. Il Pd non può tollerare chi la pensa in un altro modo, ma soprattutto chi lo esprime.
Dopo dieci minuti di urla isteriche e di piagnistei da parte del Pd (in cui sono volate anche offese alle mamme e minacce) le trenta persone che hanno tentato di esprimere la loro opinione sul NO al referendum se ne sono andate via quando si sono resi conto che interloquire con i sostenitori di Matteo Renzi è impossibile.
Proprio Renzi qualche giorno fa aveva detto agli studenti del Sant’Anna “siate inquieti e arroganti” ma quando ad esserlo non sono i giovani che lo appoggiano parte la censura.

Qui in video: https://www.facebook.com/Riscatto.Pisa/videos/1630077230625717/