CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!
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mercoledì 30 novembre 2016

27 Novembre. Corteo nazionale C'è chi dice NO

Di seguito il comunicato di “C’è chi dice NO Pisa” riguardo alla manifestazione nazionale del 27 novembre a cui tanti e tante hanno partecipato anche dalla nostra città.

Finalmente è giunto il giorno atteso e preparato per lungo tempo; oltre 50.000 persone ieri hanno attraversato le vie di Roma per dare corpo ad un segnale di rifiuto collettivo verso il Governo Renzi, un sonoro NO che anticipa quello da portare la settima prossima alle urne.
Anche da Pisa sono stati in molti a decidere di partecipare alla manifestazione: tre pullman pieni organizzati dalla rete “C’è chi dice NO”, a cui si sommano le persone che dalla nostra città hanno raggiunto Roma con mezzi propri e quelle che erano lì dal giorno prima per partecipare al corteo contro la violenza di genere.
La piazza di Roma si è dimostrata veramente eterogenea; persone di tutte le età e provenienti da molte parti di Italia. Tanti i comitati attivi nei propri territori come ad esempio il Movimento No Tav e quello contro le Grandi. Massiccia la presenza dei movimenti di lotta per la casa: dalle occupazioni abitative della capitale migliaia di persone hanno preso parte al corteo, decise a dare una spallata al responsabile del’infame Piano Casa. Insieme a loro tanti inquilini resistenti, occupanti di case, reti anti-sfratto provenienti da altre città, fra cui i comitati di quartiere pisani. Moltissimi anche gli studenti delle superiori, gli universitari e i giovani precari e disoccupati; la componente giovanile si è rivelata un segmento importantissimo del corteo, come già era stato il 5 novembre a Firenze. Dalla Toscana diverse realtà territoriali hanno preso parte alla manifestazione riunendosi dietro al medesimo striscione; tanti i cori intonati contro il jobs act, la precarietà, lo sfruttamento, gli sfratti.
Il corteo è terminato in Piazza del Popolo dove nei giorni scorsi era stato montato un enorme palco, da cui si sono succeduti alcuni interventi ed infine si è tenuto il degli artisti per il NO, tra cui 99 Posse, Assalti Frontali e Radici nel Cemento. Migliaia di persone sono rimaste a festeggiare al termine di questa straordinaria giornata, che è riuscita nell'intento di muovere un importante pezzo di società che si oppone fermamente a Renzi ma che non accetta che a rappresentare il NO siano i vari Salvini, Berlusconi e D’Alema.
Il corteo di “C’è chi dice NO”, totalmente autorganizzato e autofinanziato, nell'assoluta censura mediatica e nonostante vari tentativi di ostacolarlo è riuscito a portare in piazza numeri molto maggiori di quelli del Pd, della Lega e del Movimento 5 Stelle nelle rispettive adunate nazionali per il referendum. Questo è il dato da cui partire per rilanciare il 4 dicembre ancora una volta un NO nelle urne ma soprattutto nelle piazze.

giovedì 10 ottobre 2013

Autumn is coming...verso le nuove scadenze di lotta!


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Dal 26 agosto al 1 settembre scorso numerosi collettivi universitari di tutta Italia si sono incontrati al campeggio No Tav di Venaus per dare vita a "Valsusa, l'università delle lotte". Un appuntamento importante che è stato un momento di confronto e progettualità sulle lotte dentro e contro l'università e più in generale sulle lotte che partano dai bisogni delle giovani generazioni di questo paese.
Il dispiegarsi della crisi modifica il tessuto sociale e apre a trasformazioni che spesso si dimostrano non funzionali a quello che è il progetto capitalistico. Trasformazioni che in modo rapido attraversano anche il mondo della formazione e il tessuto giovanile, modificando celermente la composizione e i meccanismi di disciplinamento e controllo, rendendo spesso difficile cogliere quali siano le tendenze realmente dispiegate e sicuramente non facile tracciare una linea retta sulle genealogie dei movimenti scaturiti dall'università negli ultimi anni.
La crisi dell'università sembra però un dato di fatto. Nessuna sorpresa nei dati che parlano di un calo delle immatricolazioni, ma semplicemente il frutto della dismissione che da anni viene portata avanti sistematicamente e che spinge molti a cercare altre strade o a non potersi più permettere in nessun modo o a costo di sacrifici inaccettabili le tasse universitarie. Tuttavia rimane una larga fetta di composizione giovanile che nonostante la fine dell'università come ascensore sociale sceglie di sfidare o di fuggire la crisi dall'interno dell'università. In questo senso nella riorganizzazione dei tempi e degli spazi nell'università post-Gelmini vediamo cambiare la funzione di quelli che erano i tradizionali luoghi di attraversamento della composizione universitaria, come facoltà e dipartimenti; ma questo avviene anche fuori dall'università. Queste considerazioni ci pongono nuove domande e nuove ipotesi da affrontare e sulle quali scommettere.
Molto spesso, infatti, ai margini e ai bordi dell'università assistiamo al proliferarsi di atteggiamenti incompatibili da parte di una composizione bruscamente mutata nelle accelerazioni della crisi che ha visto ormai come dato assunto l'emergere di una forte componente proletaria di precari di seconda generazione, il presentarsi dei neet (chi non studia e non lavora) e lo scivolamento verso il basso di larghe fetta della classe media. Si delineano, dunque, possibilità di rottura e comportamenti incompatibili anche se contraddittori, che vacillano tra le potenzialità di conflitto e quelle di imboccare la strada del nichilismo.