CE N'EST QU'UN DEBUT... CONTINUONS LE COMBAT!

sabato 28 gennaio 2017

Via dell'Occhio la lotta per il diritto allo studio continua

A dicembre 2016 l’avvocatura dell’azienda per il diritto allo studio universitario ha inviato ad una studentessa precaria un’ingiunzione di pagamento di oltre 300 mila euro per un supposto danno dovuto all’occupazione dell’immobile di via dell’Occhio avvenuta nel 2009.
Questa decisione è stata presa nel Consiglio d’Amministrazione del 29 luglio nel quale non era presente la componente studentesca. In quest’atto è presentata una ricostruzione faziosa e strumentale della vicenda di via dell’Occhio col chiaro intento di intimorire gli abitanti e farli uscire dall’immobile, coinvolto nell’ennesima operazione speculativa. Infatti la palazzina di proprietà del DSU insieme alla residenza studentesca Campaldino sono in permuta per la costruzione della casa dello studente San Cataldo, i cui lavori di costruzione dovrebbero terminare a dicembre 2018.

Gli 8 appartamenti di via dell’Occhio, per un totale di 28 posti alloggio, hanno avuto funzione di casa dello studente dal 1979 al 2007. Al tempo la proprietà era del comune che aveva concesso al DSU in comodato d’uso gratuito per 30 anni con possibilità di rinnovamento. Per l’azienda rappresentava quindi una risorsa quasi a costo zero, ma nel 2006 decide di acquistare l’immobile per 1.600.000 euro: una vendita a prezzo di mercato per uno stabile che risentiva della mancata manutenzione di anni.
Dopo aver comprato l’immobile il DSU l’ha svuotato e ha provato, tramite aste andate deserte, a venderlo. Dopo due anni che la struttura era sfitta e lasciata al degrado famiglie, precari, studenti e profughi ritornano ad abitare la palazzina. Con l’occupazione viene denunciata la problematica politica di gestione del patrimonio pubblico a discapito di studenti e cittadini.
Gli occupanti, attraverso l’associazione Giorgio Ricci, hanno negli anni proposto un progetto di autorecupero che mantenesse la sua natura di bene di tutti e che fosse recuperato senza gravare sulla collettività. Il progetto viene inizialmente accettato poi respinto.
Nel 2012 crolla il tetto di tre appartamenti mettendo a rischio la vita degli inquilini e aumentando i danni strutturali dell’immobile, nella totale incuranza dell’azienda. La lunga vicenda di via dell’Occhio si inserisce nelle politiche istituzionali di gestione del patrimonio pubblico: permute con privati senza benefici agli studenti o ai cittadini; costruzione di nuove residenze solo tramite project financing e quindi con danni alle risorse pubbliche.
È significativo il taglio ai servizi previsto dal DSU a causa del buco di bilancio dell’anno appena trascorso ammontante a 2 milioni e 800 mila euro. La regione ha coperto 2 milioni, il restante verrà scaricato sulle spalle degli studenti già colpiti dai tagli degli ultimi anni e dalla riforma del calcolo ISEE che ha causato l’espulsione di tantissimi universitari dal diritto allo studio. Se sino a ora si poteva dire che la Regione Toscana era una delle poche che ancora garantiva un minimo di diritto allo studio, adesso nelle sue graduatorie comparirà per la prima volta la figura dell’idoneo non beneficiario e aumenterà i costi della mensa e la fasciazione reddituaria. In questo quadro si inserisce la cronica carenza di posti letto per i borsisti: più di metà degli studenti aventi diritto al posto alloggio continua ad aspettare la casa per più di un anno.
Le politiche adottate dall’azienda per il diritto allo studio, che dovrebbe garantire agli studenti privi di mezzi di poter frequentare l’università, sono chiare: dismissione del patrimonio pubblico tramite svendite e speculazioni e tagli ai servizi.

Lunedì 30 gennaio saremo sotto la sede del DSU in viale Gramsci a Firenze in cui si svolgerà il Cda: la rappresentanza studentesca chiederà la revoca della scandalosa ingiunzione di pagamento ai danni della studentessa precaria. In presidio ci saranno studenti e studentesse impoveriti ed esclusi dal diritto allo studio per rivendicare una diversa gestione delle risorse e del patrimonio pubblico.